Yanomami: sanguinari guerrieri o nobili selvaggi?

Yanomami: sanguinari guerrieri o nobili selvaggi?



E’ uno dei dibattiti scientifici del momento: gli indiani Yanomami (Amazzonia) sono l’esempio di come vivere in pace ed armonia con la natura o sono semplicemente quanto resta della nostra preistoria? L’antropologo Napoleon Chagnon ha rinfrescato l’argomento con la pubblicazione di un nuovo libro di memorie. Chagnon ha trascorso decenni in mezzo agli Yanomami, tanto da essere soprannominato “lo Yanomamo”. Qualche decennio fa ha pubblicato un libro (Yanomami: un popolo fiero) nel quale descrive la vita di circa 20.000 distinte tribù che vivevano nella foresta tra il Venezuela ed il Brasile. Ne parla come di tribù perennemente in lotta fra loro, dove prevale il desiderio di uccidere il nemico per possedere altre donne e generare prole. La sua analisi è stata criticata e definita come una rappresentazione riduttiva del comportamento umano, dato che presenta gli Yanomami dediti solamente ad accoppiarsi e ad uccidere i rivali. Gli oppositori di Chagnon sostengono che quella dei Yanomami è invece il tipo di vita sereno e tranquillo adottato all’inizio della nostra storia umana, quando gli uomini erano riuniti in piccole tribù, senza gli stress moderni ed in armonia con la natura e i suoi doni. Col suo nuovo libro di 500 pagine, “Nobili selvaggi”, ha ora riacceso l’argomento. In questo nuovo lavoro lancia sia una difesa appassionata al suo primo libro sia una critica vivace ai suoi colleghi antropologi. Il sottotitolo del libro, “La mia vita fra due tribù pericolose: gli Yanomami e gli antropologi”, è eloquente. Chagnon ricorda la sua vita passata nella foresta con gli Yanomami a costruire villaggi, sempre a caccia di cibo. Descrive gli sciamani sotto l’effetto di potenti allucinogeni ed i frequenti raid sanguinosi fra gruppi rivali. La cosa che più lo ha colpito è stata la lotta per il possesso delle donne. Secondo lui, molti suoi colleghi antropologi, invece di proseguire la ricerca studiando il comportamento degli Yanomami, sono semplicemente diventati attivisti per i diritti civili di queste popolazioni. “Negli ultimi 20 anni gli antropologi americani si sono allontanati dalla vera ricerca”, ha scritto sul suo libro. Ma la settimana scorsa un gruppo di prominenti antropologi, che hanno avuto esperienze di vita con gli Yanomami, hanno prontamente risposto a Chagnon. “Noi disapproviamo il modo in cui Chagnon descrive gli Yanomami come un popolo fiero, violento e arcaico”, hanno detto. “Deploriamo anche il fatto che dei Governi abbiano usato questi concetti per togliere agli Yanomami la loro terra ed i loro diritti. Uno dei firmatari, il professor Gale Goodwin Gomez del Rhode Island College, che ha anche trascorso decenni a studiare la tribù, ha detto all’Observer che era costernato per il nuovo libro pubblicato da Chagnon. “E’ solo un libro per attirare l’attenzione. Ho vissuto diverso tempo nei villaggi Yanomami  e non hanno mai avuto bisogno di armi per difendersi o attaccare”, ha detto. Molte organizzazioni si sono schierate contro Chagnon, compreso un portavoce degli Yanomami. Da parte sua, Chagnon, che ha smesso la sua vita di lavoro e di studio, non ha voluto ribattere sull’Observer, ma in una mail indirizzata all’ Inside Higher Ed website ribadisce la sua convinzione che gli antropologi, invece di perseguire la via della ricerca, si sono adagiati nell’attivismo politico ma che le cose un bel giorno cambieranno.

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