Una medusa immortale nei nostri mari

Una medusa immortale nei nostri mari



Dopo più di 4.000 anni da quando Utnapishtim disse Gilgamesh, il mitico re sumero (L’Epopea di Gilgamesh), che il segreto per l’immortalità giaceva in un corallo trovato sul fondo dell’oceano, l’uomo ha scoperto “una creatura immortale” nel 1988. E la trovò, infatti, sul fondo del mare. La scoperta è stata fatta involontariamente dal ventenne tedesco Christian Sommer, studente di biologia marina. Egli stava trascorrendo l’estate a Rapallo, dove esattamente un secolo prima Friedrich Nietzsche aveva concepito “Così parlò Zarathustra”. Sommer stava conducendo ricerche sugli idrozoi, piccoli invertebrati che, a seconda della loro fase nel ciclo di vita, assomigliano sia ad una medusa che a un corallo morbido. Ogni mattina Sommer si tuffava nell’acqua turchese al largo delle scogliere di Portofino scrutando il fondo in cerca di idrozoi e raccogliendoli con reti per il plancton. Tra le centinaia di organismi che aveva raccolto ce n’era uno, piccola e relativamente oscura specie, noto ai biologi come Turritopsis dohrnii. Oggi è più comunemente nota come “medusa immortale”. Sommer teneva gli idrozoi entro capsule e osservava le loro abitudini di riproduzione. Dopo alcuni giorni si accorse che la Turritopsis dohrnii si comportava in un modo molto particolare che non trovava una spiegazione terrena: rifiutava di morire. Arrivata al momento del suo pieno sviluppo, il suo fisico ringiovaniva fino a tornare al suo primo stadio di vita per poi tornare a crescere di nuovo. Sommer è rimasto sconcertato dal fatto e non ha capito subito il meccanismo. Questo è successo dieci anni prima che quella specie di medusa venisse chiamata “immortale”. Ma diversi biologi di Genova, affascinati dalla scoperta di Sommer, continuarono gli studi sulla specie e ne l 1996 pubblicarono un articolo intitolato “Inversione del ciclo della vita”. Gli scienziati scrissero che gli animali di quella specie, in qualsiasi momento della loro vita, possono tornare ad essere polipi (il loro primo stadio vitale) fuggendo alla morte e divenendo, in pratica, immortali. Questa scoperta sembra sfatare la più antica legge del mondo: nascere, crescere, morire. Uno degli autori dello studio, Ferdinando Boero, ha paragonato il fatto alla farfalla che torna ad essere un bruco per ridiventare farfalla, alla gallina che torna ad essere un uovo per ritornare pollo. Per un uomo adulto sarebbe come tornare giovane, bambino, neonato… e poi tornare a crescere. E così all’infinito, come ne: “Il curioso caso di Benjamin Button”. Dopo una simile scoperta ci si sarebbe aspettato che la scienza si sarebbe buttata a studiare il trucco della medusa per poter vivere in eterno, che le multinazionali si sarebbero accapigliate per il brevetto, che i Governi avessero disciplinato la tecnologia di ringiovanimento ecc. Ma niente di tutto questo è finora accaduto. Alcuni progressi sono stati fatti in questi anni, ma avanzare è difficile. Sembra che la mutazione avvenga in seguito a stress ambientale o ad aggressioni fisiche. Le cellule della Turritopsis dohrnii e di alcuni altri membri del genere subiscono una trasformazione, un processo insolito che cambia radicalmente il tipo di cellula, come trasformare una cellula della pelle in una cellula nervosa (?!). Di sicuro c’è che queste meduse stanno invadendo i mari, complici le navi da carico che usano l’acqua marina come zavorra. Vien così da immaginare un futuro lontano in cui la vita sulla Terra sarà pressochè estinta, ad eccezione della medusa immortale che vagherà negli oceani come una grande, eterna coscienza gelatinosa.

Via