Privacy: un tempo la tecnologia la proteggeva, ora non più

Privacy: un tempo la tecnologia la proteggeva, ora non più



È il pensiero del dott. Michael Birnhack, docente di legge all’Università di Tel Aviv, espresso durante una recente conferenza. Ha detto: “Oggi possiamo misurare le cose, ma vogliamo proprio misurare “tutte” le cose? Voglio sperare che ci sia ancora qualcuno fra noi che voglia che certe cose non siano viste e che in alcuni luoghi niente possa essere visto o registrato…”.

Nel corso dei secoli la tecnologia ci ha aiutati a tutelare la privacy: serrature, tende, scuretti, TV a circuito chiuso, sistemi di allarme hanno provveduto a mantenere lontani i curiosi e gli indesiderati dalla nostra casa. Non è così, purtroppo, per le persone senza fissa dimora che passano il giorno su di una panchina. Oggi non è più così; ovunque tu vada sei seguito passo passo da telecamere e microfoni. E dentro casa? Birnhack è particolarmente preoccupato per l’impatto di tecnologie come Google Street View. “Se una persona passa per strada – continua il dott. Birnhack – vede la nostra casa e le nostre finestre ma non si ferma a guardare dentro di proposito. Se uno si ferma e guarda dentro la nostra finestra noi certamente ci innervosiamo perché sta violando la nostra privacy. È quello che avviene continuamente con Google Street View e non ci sono leggi precise che impediscano a quegli occhi di guardare dentro casa”.  Altra preoccupazione sollevata dal dott. Birnhack è quella relativa alle immagini termiche. Ufficialmente vengono usate per controllare se nelle abitazioni di certi trafficanti sono in atto colture di cannabis, le quali hanno bisogno di molto calore, ma sono state usate anche ultimamente, durante le manifestazioni di Occupy LSX, per controllare le persone che erano dentro le tende!

Domanda: la tecnologia ha veramente posto fine alla nostra Privacy?