Un prodotto che va a ruba!

Un prodotto che va a ruba!



C’è una voce nei prodotti esportati dalla Gran Bretagna che potrebbe diventare un business: le zampe di gallina. Durante un incontro tenutosi in Cina la scorsa settimana, il Segretario per l’Ambiente Owen Paterson ha segnalato ai produttori inglesi di pollame la possibilità di esportare ingenti quantità di zampe di gallina in Cina, dove sono ritenute una prelibatezza. Servite calde o fredde, sono presenti nei bar come da noi le brioches. Durante una visita al supermercato Tesco, nel centro di Shanghai, Paterson è rimasto impressionato dall’abbondante presenza di “artigli di fenice”, come sono chiamate in Cina. Il direttore dello store gli ha detto che deve farle arrivare anche dal Brasile perché non riesce a stare dietro alle richieste. Ecco, quindi, che un prodotto ritenuto di scarto per l’industria del pollame in Inghilterra potrebbe divenire merce di esportazione peraltro molto richiesta. L’Irlanda del Nord, ironicamente, produce 9 milioni di zampe di gallina alla settimana e deve pagare per smaltirle! Le zampe di gallina sono molto apprezzate in Cina e vengono servite in vari modi; marinate in salsa di soia sono un popolarissimo snack bar, mentre ad Hong Kong sono preferite scottate prima a vapore e poi cotte in salsa di fagioli neri. Si possono trovare già pronte e confezionate in tutti i negozi cinesi. Ogni anno vengono allevati in Inghilterra ben 850 milioni di polli. Il 1.700.000.000 di zampe che ne risultano, assieme alle teste, alle interiora, al ventriglio ecc., vengono trasformati in polvere nutriente per la preparazione dei mangimi. Il Regno Unito già esporta zampe di gallina in Thailandia e Hong Kong; recentemente ha siglato un accordo da 50 milioni di sterline per esportare parti del corpo del maiale (coda, orecchie, cervello e zampe) che in Cina sono ricercate. Un accordo commerciale con la Cina per le zampe di pollo, con i numeri in ballo, sarebbe certamente redditizio. Il Dipartimento per l’Ambiente, dopo la visita in Cina, non ha fatto sapere se il Segretario Paterson abbia assaggiato o meno qualche “artiglio di fenice”.

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