Un bravo samurai sa nuotare anche con l’armatura

Un bravo samurai sa nuotare anche con l’armatura



Correre e marciare indossando l’armatura da samurai non è la cosa più agevole del mondo, ma nuotare con l’armatura addosso è veramente un’impresa. Dopo 500 anni, qualche appassionato pratica ancora questo sport, con tanto di armatura. Ma non è corretto chiamarlo sport, ma arte marziale. Nuotare con l’armatura, a detta degli appassionati, è qualcosa che serve tutti giorni, perchè richiede disciplina per imaparare a stare a galla con quel peso. “Certo, in occidente nuotate più veloci – ha detto Tadao Koga, gran maestro della scuola Kobori, una delle dodici riconosciute dalla federazione nuoto giapponese – ma lo fate in un ambiente sicuro”. I samurai, invece, devono destreggiarsi in acqua per far fronte anche alle forti onde che, nella realtà, si abbattono sulla costa. Devono anche imparare la tecnica “hayanuki” che permette loro di risalire la corrente di un fiume tenendo il busto fuori dell’acqua, mentre le gambe continuano a nuotare in posizione orizzontale. Quando hanno acquisito una certa pratica, vengono anche caricati con 10 chili di peso sulla schiena e devono rimanere a galla col busto diritto e continuare ad avanzare. La posizione eretta del busto serve a vedere eventuali ostacoli lungo il fiume ed anche ad usare la spada se attaccati, dicono i puristi della tradizione. La bravura dei samurai nuotatori viene misurata dalla bellezza e precisione dei movimenti e non dalla rapidità con cui si muovono in acqua. Secondo Masahiko Yaginuma, presidente del “nuoto tradizionale” all’interno della federazione nuoto giapponese, dice che questa tecnica è stata largamente insegnata fino agli inizi del ‘900, mentre oggi viene pratica solo in alcune zone del Paese. Questa antica tecnica di nuoto sta riprendendo piede tra le donne, specie della terza età, perchè la ritengono un’arte nazionale come l’Ikebana (cura dei fiori) e la cerimonia del tè. Per le giapponesi è un modo per tenere viva una tradizione tenendo in forma il corpo. “Peccato che non interessi agli occidentali”, ha detto Antony Cundy, un pubblicitario inglese che lavora a Tokio.

Via