Ucciso a 10 anni, combattente afgano

Ucciso a 10 anni, combattente afgano



I funzionari della provincia afgana di Uruzgan hanno annunciato ieri ufficialmente la morte di un combattente, eroe riconosciuto dalla sua gente, ucciso da un sicario mentre faceva la spesa: Wasil Ahmad, 10 anni. “Era un eroe e rimane un eroe”, ha detto il generale Ghulam Sakhi Roghlewanai, capo della polizia di quella provincia, “Purtroppo, è morto troppo giovane.” Ma chi era questo ragazzo? La sua dolorosa storia è comune a tante altre in quel triste teatro di guerra. Un mix di patriottismo, di onore, di dovere filiale e di povertà porta molti ragazzi ad arruolarsi, anche se sarebbe illegale, mentre dovrebbero essere sui banchi di scuola. In particolare, questo ragazzo si è arruolato dopo che gli è stato ucciso il padre e che lo zio era diventato capo della polizia locale. “Si è messo a capo del gruppo di difesa del suo villaggio durante un attacco, ha respinto gli assalitori sparando razzi dai tetti delle case, è stato il principale punto di contatto per le comunicazioni radio e ha coordinato attivamente le operazioni di soccorso da parte delle forze speciali”, ha detto il generale Toryalai Abdyani, che era il capo della polizia della provincia in quel momento. Per questo è stato ringraziato pubblicamente dalla polizia e per lo stesso motivo i talebani lo hanno rintracciato, fatto uccidere da un sicario e annunciata pubblicamente la morte. Ma non è una storia normale, non si può morire da combattente a 10 anni. Il portavoce afgano della Commissione per i diritti umani, Rafiullah Baidar, ha detto che il ragazzo: “…ha preso le armi per vendicare il padre, ma la polizia non doveva dichiararlo un eroe e rivelare la sua identità. Da un lato lo ha reso famoso e dall’altro lo ha ucciso”. Entrambi hanno ignorato la legge. Il Governo afgano ha finora mancato nel tentativo di rintracciare, identificare e far tornare a scuola i tanti bambini soldato, che continuano a morire, come i grandi.
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