Stimolazione elettrica per gravi casi di anoressia

Stimolazione elettrica per gravi casi di anoressia



Con un tasso di mortalità del 10%, l’anoressia nervosa è il disturbo psichiatrico più grave tra i giovani adulti. Mentre i meccanismi responsabili di questa malattia sono ancora oggetto di molte ricerche, un team di medici canadesi pubblicato ieri su Lancet i risultati di un recente studio clinico. Il loro lavoro dimostra che la stimolazione elettrica di alcune aree cerebrali potrebbe essere efficace nei casi più gravi di anoressia. La stimolazione cerebrale profonda, tecnica sviluppata alla fine degli anni 1980 da un team di neurochirurghi di Grenoble, si è già dimostrata utile nel trattamento dei disturbi del movimento, in particolare sui sintomi del morbo di Parkinson. Studi più recenti hanno dimostrato che questo metodo sarebbe benefico anche nel trattamento di alcuni disturbi psichiatrici come la depressione grave e il disturbo ossessivo compulsivo. E’ sulla base di questo lavoro che il team del Dott. Andres Lozano, neurochirurgo presso l’Università di Toronto, ha voluto valutarne l’efficacia nel trattamento di casi gravi di anoressia. “Circa il 20% dei pazienti anoressici non beneficiano di opzioni dai trattamento convenzionali – sottolineano gli autori dello studio – e nei casi più gravi, vi è un rischio reale di sviluppare anche malattie croniche e morte prematura”. Le sei donne selezionate per lo studio, di età compresa tra 20 e 60 anni, soffrono tutte di una grave anoressia nervosa da diverso tempo (da 4 a 37 anni) e tutte sono state ricoverate più volte in ospedale. Gli elettrodi sono stati impiantati nell’area sub-callosa, una regione del cervello conosciuta per essere coinvolta nella regolazione dei disturbi dell’umore, dell’ansia e delle disfunzioni presenti nelle persone affette da anoressia. “Gli elettrodi sono collegati ad una scatola sotto la clavicola che funziona come un pacemaker – dice il dottor Philippe Damier, neurologo presso l’Ospedale Universitario di Nantes – I cervelli delle pazienti ricevono impulsi elettrici ad frequenza 24h/24h”. Lo studio canadese mostra che, dopo nove mesi, la metà dei pazienti aveva guadagnato peso ed erano riusciti a mantenere l’aumento di peso. Per quattro delle sei pazienti i disturbi di tipo ossessivo e compulsivo erano migliorati in modo significativo, come pure lo stato d’animo e il livello di ansia. Ma altri neurologi e psichiatri, però, restano cauti su questi risultati. “Si tratta di uno studio molto preliminare – dice il Prof. Damier – Anche se il metodo è stato validato in seguito, questo tipo di terapia rimane limitata ad alcuni casi specifici e ad un piccolo campione di pazienti”. Il professor Ringuet, capo del servizio di psichiatria presso l’Ospedale Paul Brousse è più critico e ritiene che “Non vi sono prove sufficienti finora per giustificare l’impianto nei pazienti affetti da anoressia nervosa”. Ma aggiunge: “Dato che il rischio di un’anoressia prolungata può essere la morte, questo trattamento potrebbe essere consigliato in caso di rischio fatale, sempre se ulteriori studi ne comprovino l’efficacia come nel piccolo campione testato dai canadesi”.

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