Sito maya distrutto per recuperare pietrisco

Sito maya distrutto per recuperare pietrisco



La guerra non è l’unica minaccia per i siti archeologici, patrimonio mondiale. L’ignoranza è altrettanto pericolosa, come dimostra la distruzione di un sito Maya in Belize e i danni arrecati ad un sito del neolitico in Gran Bretagna. Se non ha avuto molta eco la distruzione della grande statua del Buddha da parte dei talebani in Afghanistan nel 2001, la distruzione di un sito archeologico maya risalente a 2.300 anni fa in Belize, da parte di un bulldozer, ha sconvolto l’opinione pubblica. Qui non c’è di mezzo una guerra, ma semplicemente una ditta locale che cercava pietrisco per riempire le buche di una cittadina. E’ così sparito l’antico sito cerimoniale di Nohmul (chiamato anche Big Hill) perché ritenuto una comoda fonte di pietre e ghiaia. In Paesi dove non sono adeguatamente applicati meccanismi di protezione del patrimonio archeologico, questi episodi capitano di frequente. La legge, nel Belize, chiarisce che tutte le rovine pre-ispaniche sono sotto la protezione del governo, ma ciò non ha fermato la distruzione parziale o totale di molti altri siti simili negli ultimi anni. Ed è così in molte parti dell’America del Sud. Dice l’archeologo Francisco Estrada-Belli della Boston University: “Non credo di esagerare se dico che ogni giorno un tumulo Maya sta per essere distrutto, per recuperare materiali da costruzione, in uno dei Paesi in cui i Maya hanno vissuto”. La lista del patrimonio mondiale in pericolo redatta dall’UNESCO conta attualmente circa 40 grossi siti, dall’Iraq alla Georgia, dal Perù allo Yemen, al Kosovo. La moschea degli Omayyadi nella città vecchia di Aleppo, del 12° secolo, è stata distrutta dai combattimenti siriani il mese scorso. Ma ci sono Paesi che non hanno giustificazioni e si trovano sulla lista. E’ il caso della Gran Bretagna, nella quale un grande sito archeologico di Liverpool è messo in pericolo da un progetto di sviluppo da 5,5 miliardi di sterline chiamato “Liverpool Waters”. E l’anno scorso un uomo d’affari inglese in pensione, Roger Penny, ha pagato una multa di 10.000 sterline per aver chiesto ad un’impresa locale di “dare una sistemata” ad un sito archeologico chiamato Priddy Cicles, vecchio di 5.000 anni. Gli è costato altre 38.000 sterline rimettere tutto a posto, dopo che l’impresa aveva riempito qua e là di macerie per far sembrare il sito più realistico!

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