Riusciremo mai a clonare il T-Rex?

Riusciremo mai a clonare il T-Rex?



Un nuovo studio che stima il tasso di degradazione del DNA dei fossili getta seri dubbi sulle nostre possibilità di avere mai un vero e proprio Jurassic Park. Dei ricercatori dell’Università di Copenaghen e dell’Università Murdoch di Perth (Australia) hanno cercato di dare una risposta a questa eventualità. Il team ha utilizzato 158 ossa di gambe appartenenti a tre diverse specie di moa, uccelli giganti nativi della Nuova Zelanda, che sono stati cacciati fino all’estinzione avvenuta attorno al 1.400 d.C. Le ossa, le più giovani di 600 anni e le più vecchie di 8.000, sono state raccolte in due siti distanti 5 km l’uno dall’altro. La vicinanza dei campioni è importante in quanto significa che i fossili hanno sperimentato condizioni molto simili durante la loro trasformazione. Confrontando il valore di degrado del materiale delle diverse età, i ricercatori hanno calcolato che il DNA avrebbe una emi-vita di 521 anni. Se la loro rilevazione fosse corretta, significa che in soli 521 anni metà DNA verrebbe degradato; un’altra metà in altri 521 anni, e così via. In conclusione: anche nelle migliori condizioni di conservazione, che i ricercatori identificano in -5°, tutto il DNA se ne andrebbe in 6,8 milioni di anni e non ne resterebbe traccia utile. Forse c’è ancora speranza per i mammut lanosi, ma per quanto riguarda i dinosauri estinti 65 milioni di anni fa, l’unico modo di vederli sarà quello di andare in un museo ad ammirarne le ossa. Attacchi microbici e l’ossigenazione contribuiscono a distruggere il DNA, ma la forza più distruttiva sul lungo tempo si ritiene essere l’acqua. I legami chimici che tengono insieme il DNA ad un certo punto reagiscono con molecole di acqua e si disintegrano. Ma non tutti i ricercatori sono d’accordo e gettano la spugna. C’è chi ritiene che il DNA imprigionato nell’ambra potrebbe sopravvivere molto a lungo. Per la verità, i tentativi di recupero del DNA da insetti intrappolati nell’ambra hanno finora consegnato pochi frammenti, ma fino a che continueranno gli studi sul materiale recuperato dal permafrost c’è sempre una possibilità che il sogno diventi realtà.

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