Rischio obesità diagnosticabile dalla nascita

Rischio obesità diagnosticabile dalla nascita



I ricercatori hanno messo a punto un nuovo strumento che potrebbe segnalare, già dalla nascita, la possibilità di divenire obeso. I creatori dello strumento si augurano che possa incoraggiare i genitori ad intervenire presto per tutelare la salute dei loro figli. Per sviluppare il loro strumento, Anita Morandi e colleghi, presso l’Università di Verona, hanno analizzato i dati di 4.032 persone nate in Finlandia nel 1986. Erano particolarmente interessati a conoscere quali fossero i fattori premonitori di una futura obesità. Per mettere a punto il “calcolatore di rischio obesità” hanno preso in considerazione la massa corporea, il peso alla nascita, il fatto che la madre fumasse o meno durante la gravidanza e la sua occupazione. Hanno quindi testato la tabella coi dati alla nascita di 1.503 bambini italiani, che ora hanno dai 4 ai 12 anni, e di 1.032 bambini americani di 7 anni. Il 75% dei bambini che secondo la tabella sarebbero diventati obesi lo sono in effetti diventati. Ma la dottoressa Morandi avverte che potrebbero intervenire delle mutazioni genetiche nel bambino, non presenti nei genitori, tali da sfalsare le previsioni. Charlotte Wright, dell’Università di Glasgow, Regno Unito, replica che circa il 25% delle previsioni dello strumento sono falsi positivi e predicono erroneamente una futura obesità. Prendere in esami i dati di bambini appena nati può portare ad una conclusione errata che potrebbe anche risultare dannosa. “Molti dei fattori ambientali che influenzano il rischio di obesità possono cambiare nel corso della vita”, dice Joan Costa-i-Font, una ricercatrice sulla salute presso la London School of Economics, “ed è difficile fare i conti con queste variabili”. “Il metodo sembra preparato accuratamente”, dice invece Neil Thomas dell’Università di Birmingham, “ma come potrà essere usato nella pratica? Anche se fosse previsto un rischio di obesità, quali misure dovranno essere prese? Far cambiare stile di vita alle persone, poi, è sempre difficile perché, come sappiamo, un sacco di condizionamenti sociali lavorano contro”.

Via