Riconoscere il tumore dall’odore delle urine

Riconoscere il tumore dall’odore delle urine




Un nuovo dispositivo messo a punto in Inghilterra e denominato “Odoreader” sarebbe in grado di analizzare gli odori dell’urina e determinare se è presente un tumore alla prostata. Anche se è uno studio pilota, ha implicazioni positive per la diagnosi precoce di questo tipo di cancro. Durante quest’anno verranno diagnosticati negli USA ben 72.570 casi di cancro alla vescica, per la quale ragione andranno poi a morire 15.210 persone. A differenza di altre tipologie di tumore, quello alla vescica ha pochi bio-marcatori affidabili per il rilevamento. Attualmente viene utilizzata la cistoscopia per identificarlo, per cui viene scoperto solo in fase successiva, diminuendo le probabilità di sopravvivenza del paziente. Come per ogni tumore, una diagnosi precoce è fondamentale. Se viene rilevato presto, l’intervento chirurgico dona il 94% di probabilità di sopravvivenza a 5 anni. Ma la malattia è ricorrente nel 50-70% dei casi, per cui saranno probabili interventi successivi. Ci sono cani che riescono ad “odorare” il cancro presente in campioni di urina. Il dispositivo “Odoreader”, sviluppato da ricercatori guidati dal professor Norman Ratcliffe alla UWE di Bristol e dal professor Chris Probert presso l’Università di Liverpool, è una sorta di “naso di cane” sintetico, in grado di rilevare lo specifico odore sprigionato dalle cellule tumorali in campioni di urina riscaldati. L’approccio utilizza una nuova combinazione di gas-cromato-grafia (GC) e di un sistema di sensori per rilevare composti organici volatili (VOC). Questo nuovo sistema di rilevamento a basso costo potrebbe facilitare la diagnosi precoce del cancro della vescica e ridurre i disagi ai pazienti. Lo studio pilota ha utilizzato 98 campioni di urina maschile, 24 con il cancro della vescica e 74 con problemi legati alla vescica ma non cancerogeni. I risultati hanno dimostrato oltre il 90% di accuratezza nel rilevare l’urina dei pazienti con cancro della vescica.Tuttavia, il professor Probert ha detto: “Ora dobbiamo aumentare il numero di campioni per testare ulteriormente il dispositivo prima di poter essere utilizzato negli ospedali.” Se il trend viene mantenuto, si potrebbe anche provvedere ad un test da farsi a casa.

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