Punizioni corporali nell’antico Egitto

Punizioni corporali nell’antico Egitto



Per migliaia di anni i Faraoni hanno regnato in Egitto, ma per far rispettare le leggi ricorrevano spesso a pene corporali. Molti indizi vengono dallo studio delle migliaia di lavoratori morti e sepolti durante la costruzione di Amarna, la città voluta dal faraone Akenathon, il padre di Tutankhamon. Chi veniva sorpreso a rubare una pelle di cammello, ad esempio, riceveva 100 frustate e gli venivano praticati 5 tagli sulle scapole. Poi veniva rimandato al lavoro. L’archeologa Gretchen Dabbs della Southern Illinois University e colleghi stanno studiando gli scheletri del cimitero di Amarna e hanno scoperto, oltre alle tracce delle punizioni corporali, che la gente comune aveva molte difficoltà ed era costretta a lavori forzati. Lei e il suo team ha pubblicato i risultati su International Journal of Paleopathology. La gente comune sepolta nei cimiteri aveva alti tassi di malattia articolare, probabilmente dovuta a sollevamento e trasporto di carichi pesanti. I loro scheletri mostrano anche segni di malattie legate alla malnutrizione, tra cui lo scorbuto. Le punizioni corporali erano molto comuni e non si limitavano alle frustate. Per i furti nelle tombe si veniva messi a morte, per determinati reati veniva mozzata la mano, il naso, il piede o la lingua. Ad una donna accusata di adulterio veniva tagliato il naso, così non lo rifaceva, mentre per lo stesso reato un uomo riceveva un migliaio di bastonate. Se invece violentava una donna libera, veniva castrato.