Primo hamburger, prodotto in laboratorio, presentato alla stampa

Primo hamburger, prodotto in laboratorio, presentato alla stampa



Gli scienziati del laboratorio del dottor Mark Post, all’Università di Maastricht, hanno terminato i preparativi per un evento che sperano cambierà il nostro modo di vedere il cibo. Oggi il dottor Post cucinerà l’hamburger più costoso del mondo, fatto di carne coltivata in piastre Petri nel suo laboratorio. Partendo da cellule staminali estratte a mezzo biopsia da una mucca, il team di Post ha fatto crescere 20.000 fibre muscolari nel corso di tre mesi. Non è stata propriamente un’operazione semplice ed il progetto è costato 250.000 euro. Il dottor Mark Post mira oggi a dimostrare che coltivare carne in laboratorio potrebbe ridurre l’impatto sull’ambiente dovuto alla produzione di bestiame. Oggi è previsto che il dottor Post si cucini detto hamburger e se lo mangi davanti ai giornalisti convenuti e a tutti quelli che lo vogliono vedere in livestream su internet. Vorrebbe così dimostrare al mondo che la carne coltivata in laboratorio non è più un mito. “Le mucche sono molto inefficienti, hanno bisogno di 100 g di proteine ​​vegetali per produrre solo 15g di proteine ​​animali commestibili”, ha detto Post al Guardian. “Per nutrire le mucche dobbiamo impiegare molto più cibo di quanto ne recuperiamo poi per mangiare. In quel modo vanno persi un sacco di alimenti. Coltivando la carne in laboratorio, il processo è controllato e non ci sono inutili sprechi. Non c’è bisogno di uccidere le mucche e viene ridotta una grande quantità di inquinanti”. L’appetito umano determina oggi che il 30% della superficie utile della Terra sia coperta da pascoli per gli animali, rispetto ad appena il 4% della superficie utilizzata per nutrire gli esseri umani con gli altri alimenti. La biomassa totale del bestiame è quasi il doppio di quello di tutte le persone sul pianeta; rappresenta il 5% delle emissioni di anidride carbonica e il 40% delle emissioni di metano, il più potente gas serra. Entro il 2060, la popolazione umana potrebbe salire a 9,5 miliardi. Con l’aumento della domanda di carne da parte dei Paesi in via di sviluppo, la sua quantità aumenterà entro la metà del secolo. Nel 2008, il dottor Rajendra Pachauri, presidente del Gruppo intergovernativo di esperti delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, aveva esortato la gente a rinunciare alla carne un giorno alla settimana per contribuire a contenere il tasso di inquinamento e gas serra. Il dottor Post dice che la carne coltivata in laboratorio riduce del 90% la necessità di terra ed acqua e del 70% l’energia occorrente. Pensa che già tra qualche anno la gente al supermercato sarà indecisa sull’acquistare carne normale o carne artificiale, ma poi passerà a quella artificiale per tutti i vantaggi che ne derivano. L’hamburger che sarà presentato oggi è relativamente semplice, solo pura proteina. Potrebbe anche risultare buono, ma è ben lungi dal poter sostituire la bistecca (o l’hamburger della foto). Tanto per cominciare, non ha grassi o sangue al suo interno, elementi che danno “sapore” alla carne. Prossimo obiettivo del dottor Post sarà quello di aggiungere del grasso alle proteine e magare dell’osso per i patiti della costata. Questo significa dover “costruire” all’interno della carne anche dei vasi che veicolino ossigeno e nutrienti per far crescere di volume la carne (quella di oggi è una schiacciata di proteine). Il dottor Post rimane dell’idea che da ora qualcosa cambierà nel modo di produrre carne e, se in futuro andrà bene per la carne rossa, si potrà pensare ai polli, ai pesci, al maiale…

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