Presenza umana in Brasile 22.000 anni fa

Presenza umana in Brasile 22.000 anni fa



È quanto ritengono Christelle Lahaye e colleghi dell’Università Michel de Montaigne di Bordeaux (Francia). Il team sostiene di aver trovato 113 strumenti di pietra scavando sotto un riparo roccioso nel nord-est del Brasile. I reperti sarebbero databili a 22.000 anni fa, in piena era glaciale. La squadra ha datato i reperti utilizzando una tecnica che determina quando i sedimenti sono stati esposti alla luce. Quella parte delle Americhe risulterebbe quindi abitata diverse migliaia di anni prima di qualsiasi, più o meno nota, colonizzazione delle Americhe. Per decenni gli archeologi hanno ritenuto che ad entrare per primo fosse stato il popolo Clovis, circa 13.000 anni fa. Ma John McNabb, dell’Università di Southampton (UK) pensa che i reperti siano pezzi di roccia staccatisi dal riparo roccioso che, rompendosi, possono sembrare creati dall’uomo. Dal canto suo, Christelle Lahaye ribatte che il fatto è molto improbabile, perché gli strumenti sono fatti di una roccia non presente nel sito e che si inizia a trovare a 15 chilometri di distanza. Altri casi hanno sollevato il problema della prima presenza umana nelle Americhe, come la vicenda di Silvia Gonzales della John Moores University di Liverpool (UK), che aveva studiato in Messico delle apparenti orme umane, antichissime, rivelatesi poi non essere impronte. “Si continua a girare in tondo”, dice, “e fino a quando qualcuno non troverà uno scheletro umano di 20.000 anni sarà difficile crederci”.

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