Pianeti abitabili a soli 13 anni luce

Pianeti abitabili a soli 13 anni luce



Si stanno scoprendo pianeti con possibilità di vita sempre più vicini a noi. Ora sembra che a “soli” 13 anni luce da noi ne esista uno. La distanza, anche se astronomicamente breve, è ancora troppo grande per le nostre conoscenze tecnologiche, ma la sua vicinanza ne fa un ottimo soggetto per i nostri telescopi. In una conferenza stampa di oggi, Dressing Courtney del Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics ha presentato una nuova analisi su pianeti orbitanti attorno a stelle nane rosse viste dal telescopio Keplero della NASA. Non è semplice individuare piccoli pianeti rocciosi che girano attorno a delle stelle luminose che li oscurano, ma in questo caso si tratta appunto di una stella nana rossa poco luminosa che permette di visionare meglio l’ambiente attorno a lei. Spulciando tra le migliaia di stelle del catalogo di Keplero, Dressing ha trovato 95 possibili pianeti in orbita attorno a nane rosse. Di questi, tre hanno le dimensioni della Terra e sono ad una distanza tale dalla loro stella da poter avere acqua liquida e potrebbero contenere la vita. “Statisticamente, il 6% delle stelle rosse della nostra Galassia dovrebbero avere dei pianeti rocciosi all’interno della fascia abitabile”, dice Dressing. La più vicina e conosciuta nana rossa è Proxima Centauri. L’obiettivo principale di Keplero, la cui missione dovrebbe durare fino al 2016, è quello di determinare il numero di pianeti presenti nelle zone abitabili delle stelle, anche se molti astronomi si sono finora concentrati solo su stelle simili al nostro Sole. I grandi telescopi presenti sulla Terra dovrebbe anche essere in grado di rilevare gas, come l’ossigeno, in atmosfere di pianeti extrasolari. Ignas Snellen dell’Università di Leiden (Paesi Bassi) e colleghi pensano che, una volta individuato un pianeta abitabile attorno a una nana rossa, le strutture oggi disponibili (come l’European Extremely Large Telescope) sono in grado di rilevare i gas nella sua atmosfera nell’arco di tre o quattro anni. “Questo non è qualcosa che potranno fare le generazioni future, ma è qualcosa che possiamo fare già oggi”, dice David Charbonneau del Harvard-Smithsonian Centre for Astrophysics.

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