Pesce inquinato dal mare del Giappone

Pesce inquinato dal mare del Giappone



Livelli elevati di Cesio vengono ancora rilevati nei pesci pescati al largo della costa giapponese di fronte a Fukushima; questo suggerisce che le particelle radioattive sfuggite in seguito allo tsunami dello scorso anno si sono accumulate suo fondo marino e potrebbero compromettere la fauna marina per decine di anni. I risultati sono stati pubblicati nel numero di venerdì della rivista Science ed evidenziano le sfide che dovrà affrontare il Giappone per proteggere il suo approvvigionamento alimentare e ricostruire l’industria della pesca locale. A 18 mesi dal disastro nucleare, il Giappone vieta ancora la vendita di 36 specie di pesci catturati fuori Fukushima, mettendo in ginocchio l’attività della pesca locale, pilastro economico di quella regione. Alcuni pescatori locali stanno cercando di tornare al lavoro. Dal mese di luglio, una manciata di loro hanno ripreso la piccola pesca di alcune specie, come il polpo, che risultano avere una radioattività nella norma. “Le radiazioni nelle acque al largo di Fukushima sono tornate su livelli quasi normali, ma circa il 40% del pesce catturato al largo di Fukushima, e testato dalle autorità governative, contiene ancora troppo cesio per essere sicuri di mangiare sotto i limiti di legge stabiliti dal governo giapponese l’anno scorso”, ha detto l’autore dell’articolo, Ken O. Buesseler, uno dei massimi esperti di chimica marina presso il Woods Hole Oceanographic Institution, che ha analizzato i risultati dei test dei 12 mesi successivi al disastro del marzo 2011. “Il fatto che molti pesci siano altrettanto contaminati oggi con cesio 134 e cesio 137 come lo erano più di un anno fa, implica che il cesio viene ancora stato rilasciato nella catena alimentare”, ha scritto Buesseler. Questo tipo di cesio ha un’emi-vita di 30 anni, il che significa che decade di mezza intensità radioattiva ogni 30 anni, il che significa che il fondo rimarrà radioattivo per svariati decenni. I funzionari della Fisheries Agency giappponese, che hanno eseguito le prove, ritengono che le analisi del dottor Buesseler abbiano senso. Fino a quattro quinti delle sostanze radioattive rilasciate dalla centrale nucleare di Fukushima si pensa siano entrati nel mare. Le correnti marine hanno rapidamente disperso che radioattività e letture al largo della costa sono tornate a livelli quasi normali, ma i pesci catturati nella zona continuano a mostrare valori elevati di cesio radioattivo, che è associato al rischio di cancro negli esseri umani. Solo due mesi fa, in due pesci “greenling” catturati in prossimità della costa di Fukushima sono stati trovati con livelli di cesio 250 volte più alti del limite di sicurezza imposto dal Governo.

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