Perché la Cina è in ritardo sull’innovazione e la creatività

Perché la Cina è in ritardo sull’innovazione e la creatività



L’ascesa economica della Cina è innegabile. Il suo PIL a due cifre è l’invidia di tutto il mondo. La sua abilità manifatturiera le ha fatto meritare il titolo di “Fabbrica del mondo”. Circa la metà della sua popolazione vive oggi in aree urbane, contro il 20% di 30 anni fa. Più di 100 città superano il milione di abitanti. Più della metà degli americani credono  che l’economia cinese supererà quella americana entro il 2030, ma sono tanti anche quelli che pensano ciò avvenga tra pochi anni. Ma l’economia cinese sta crescendo parimenti all’innovazione e alla tecnologia? Sembra proprio di no. Sicuramente la politica cinese è rivolta verso questa finalità e sta investendo in ricerca e sviluppo, ma per il momento sta utilizzando il know how estero. Xu Xiaoping, uno dei maggiori investitori cinesi, pensa che occorrano almeno altri 20 anni prima che sorgano in Cina dei Steve Jobs o Bill Gates, ha riferito in una intervista sul Washington Post. Uno studio condotto presso l’Università di Stato del Cleveland da Charlotta Mellander e Haifeng Qian riporta che la Cina deve percorrere ancora molta strada prima di diventare un centro avanzato per l’innovazione e la creatività. La ricerca tiene conto dell’economia nella varie regioni cinesi, del grado di istruzione medio, della dislocazione delle industrie di alta tecnologia e delle Università. Risulta che le migliori Università e la classe creativa sono concentrate in sole tre città/regioni: Pechino, Shanghai e Tianjin. Queste aree vantano grandi Università e hanno livelli molto più elevati di urbanizzazione (70 per cento e più) rispetto al resto del Paese. Pechino è al primo posto; più di un adulto su cinque si laurea e circa uno su dieci è membro della classe creativa. Shanghai e Tianjin hanno livelli significativamente più bassi; entrambi contano il 15 per cento degli adulti in possesso di diploma di scuola superiore e solo il 5 per cento della forza lavoro fa parte della classe creativa. Questo è molto, molto al di sotto dei livelli di città globali nelle nazioni avanzate, molte delle quali vantano percentuali del 30, 40 e anche più. La Cina ha dovuto affrontare notevoli difficoltà per convertire le sue attività basate sulla conoscenza (Università e laureati della classe creativa) in valore economico aggiunto, che comunque rimane concentrato, come si diceva, nelle aree di Pechino, Shanghai e Tianjin. Xiaoping ha ragione: ci vorranno almeno un paio di decenni, se non di più, prima che la Cina possa competere con un’economia veramente innovativa e creativa.

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