Pelle elettronica

Pelle elettronica



Nel monitoraggio dello stato clinico, le macchine sono collegate ai pazienti tramite cavi e sonsori. Tutto ciò rende scomoda e angosciante la vita per i pazienti. Ad esempio, un paziente malato di cuore deve indossare per circa un mese ingombranti dispositivi al fine di acquisire i dati e gli eventi anomali del proprio cuore (holter). Gli elettrodi più attuali sono rivestiti di gel adesivo e molte persone, in particolare coloro che hanno pelli sensibili, svilupperanno un’eruzione cutanea. Inoltre, le posizioni degli elettrodi devono essere spostate continuamente andando ad interrompere il monitoraggio e l’acquisizione dei dati. Medici e pazienti desiderano dispositivi più compatti, wireless, per monitorare la salute del paziente.

John Rogers ed il suo gruppo di ricerca dell’università dell’Illinois, a Urbana, ha reso noto l’ EES tramite la rivista Science. L’EES (Sistema Elettronico Epidermico) o più semplicemente pelle elettronica, è più sottile di un capello umano (alla vista sembra un tatuaggio) ma ha la capacità di restituire le sensazioni tattili a chi le ha perdute e di acquisire costantemente vari parametri vitali, ad esempio monitorare tutti i valori del cuore.

L’EES, sottolineano i ricercatori, potrebbe anche essere usato come benda elettronica che accelera la guarigione di ferite e ustioni. Il sistema consiste in uno strato di poliestere elastico nel quale sono stati integrati sensori in miniatura, led, piccoli trasmettitori e ricevitori, una mini antenna wireless e mini celle solari che riforniscono il sistema di energia. Il dispositivo ha la stessa elasticità della pelle umana e le pieghe dei circuiti si adattano perfettamente all’epidermide senza ostacolarne i movimenti. “Il nostro obiettivo era quello di sviluppare una tecnologia elettronica in grado di integrarsi con la pelle in un modo meccanicamente e fisiologicamente invisibile per l’utente” ha osservato Rogers. Il dispositivo può essere utilizzato anche per permettere di provare sensazioni tattili alle persone con arti artificiali o di monitorare costantemente alcuni parametri, come quelli relativi al funzionamento del cuore, senza la necessità di voluminose apparecchiature. Testata su un gruppo di volontari, la pelle elettronica ha dimostrato di non irritare quella naturale e, nei monitoraggi, di funzionare per oltre 24 ore. Non è la prima volta che si lavora a questo tipo di tecnologie, ma ora è stato compiuto un ulteriore passo in avanti. Anche nel 2010 su Nature Materials è stata descritta, infatti, una pelle elettronica le cui applicazioni erano però rivolte alla robotica e alle protesi di nuova generazione.