Ostriche e plastica

Ostriche e plastica



Mangiare, per un’ostrica, è un’operazione semplicissima: aspira acqua di mare, filtra e trattiene il gustoso plancton e sputa fuori l’acqua filtrata. Ma con tutto l’inquinamento presente nei mari, un’infinità di micro particelle di plastica finiscono per essere filtrati e ingeriti assieme al plancton. Troppa è la plastica che finisce negli oceani che, col passare del tempo, si rompe in frammenti sempre più piccoli e finisce nello stomaco di pesci e molluschi. In uno studio pubblicato oggi online su Proceedings of the National Academy of Sciences, un gruppo di ricercatori dimostra che le ostriche del Pacifico ingeriscono una notevole quantità di plastica. Nelle prove eseguite in laboratorio con particelle da 6 micron, ben il 69% della plastica presente nell’acqua finisce in bocca alle ostriche e quindi nello stomaco. Ne deriva una disfunzione nei loro sistemi ormonali che ha portato, in laboratorio, al 38% in meno nella produzione di uova e nel 23% di minor efficienza per gli spermatozoi maschili. Le ostriche nate hanno impiegato a loro volta più tempo per raggiungere la maturità. Questo potrebbe creare problemi, se già non fossero in corso, alle acquacolture del Pacifico relative a ostriche, cozze e cetrioli di mare.

cozze