Oro, da sempre bene di rifugio

Oro, da sempre bene di rifugio



Il 2 aprile la Société Générale (francese) ha pubblicato uno studio intitolato “La fine dell’età dell’oro”, presentando una serie di note che fanno prevedere un ribasso nella stima del metallo giallo. Al momento dello studio l’oro valeva 1.599 dollari l’oncia. Ora ha perso un 15%. Dobbiamo in gran parte condividere l’idea che la maggior parte dei fattori che hanno sostenuto il prezzo dell’oro a partire dall’inizio della crisi sono stati: tassi reali negativi, iniezioni di liquidità da parte della Fed, ampliando deficit fiscale, deprezzamento del dollaro, sfiducia in altri mezzi di scambio di ricchezza. La corsa al rialzo dell’oro si riassume in questi principi. D’altra parte, notiamo la perdita di fiducia nelle varie forme di credito  degli Stati, come pure nel valore della moneta. Questa perdita di fiducia giustifica l’accumulo di oro da parte sia di privati che di Istituti vari che delle stesse banche centrali. Il calo degli ultimi giorni dovrebbe far pensare ad una rinnovata fiducia nei mercati, ma non è così. C’è invece il timore che la Banca centrale di Cipro possa vendere 10 tonnellate di oro delle 13,9 che ha di riserva. Ma l’importo corrispondente alla vendita, 327 milioni di euro, è insignificante rispetto al valore del mercato dell’oro, come pure rispetto ai 10 miliardi di euro di cui necessita Cipro. La paura vera è che altri Stati europei, più attrezzati, si facciano prendere dall’idea di vendere oro:  Grecia (112 tonnellate), Portogallo (382 tonnellate), Spagna ( 282 tonnellate), Italia (2.452 tonnellate), Francia (2.435 tonnellate). È chiaro che questo cambierebbe i rapporti. Se gli Stati più in difficoltà per la crisi dovessero vendere il loro oro, questo provocherebbe uno shock tale da far perdere fiducia nel futuro della zona euro, proprio il motivo che ha fatto crescere il prezzo dell’oro. Alla fine, coloro che penseranno che tutto sia rientrato nella normalità potranno vendere il proprio oro che, a breve, non potrà che calare di valore. Coloro che penseranno che la strada sia ancora lunga per arrivare alla normalità, attenderanno saggiamente che il prezzo cali fino ai 1.250 dollari l’oncia prima di acquistarlo perché, al termine di quella lunga strada, ci sarà l’inflazione ad attenderli.

Via