Nuovo trattamento per la flebite

Nuovo trattamento per la flebite



Dalla fine dell’estate è disponibile un nuovo anticoagulante per il trattamento della trombosi venosa profonda (TVP), comunemente nota come flebite, che è caratterizzata dalla presenza di un coagulo di fibrina in una vena profonda, solitamente nelle gambe. Questa è una malattia comune, che colpisce una persona ogni mille prima dei sessant’anni; dopo i 75 anni il rischio aumenta di 10 volte e nel 60% dei casi si rivela con un dolore improvviso e durevole. Può apparire gonfiore, limitazione del movimento o anche aumento della temperatura della pelle sovrastante. Solitamente i sintomi sono presenti in una sola gamba, per cui l’altra può essere presa a paragone. “Il primo strumento diagnostico è la misurazione del D-dimero che, se negativo, escludere al 95% la diagnosi di trombo-embolismo venoso (TEV)” dice il Dott. Pascal Priollet, primario di medicina vascolare del gruppo ospedaliero Paris Saint-Joseph. Il Doppler è quindi l’esame di riferimento, un’immagine del sistema venoso a cui si aggiunge la misurazione ultrasonica del flusso di sangue nelle vene per visualizzare eventuali coaguli che bloccano il flusso di sangue. Se vi è il sospetto di una trombosi, il medico inizia la terapia anticoagulante per evitare complicazioni gravi, come la migrazione del trombo verso i polmoni (fatale dal 5 al 30% dei casi). Il trattamento comprende un anticoagulante iniettabile durante i primi giorni combinato con una vitamina K che verrà mantenuta per 3 mesi, nella maggior parte dei casi. Nel frattempo il caso viene monitorato per evitare complicazioni. Ma dalla fine dell’estate i ricercatori francesi hanno a disposizione Rivaroxaban, un nuovo coagulante orale, che viene somministrato in due fasi: dose massiccia le prime 3 poi settimane, poi ridotta. Principale vantaggio: non richiede il monitoraggio del sangue. “Questo è senza dubbio un passo avanti, ma la sua apparente facilità di utilizzo non deve far dimenticare i rischi connessi con l’uso di un anticoagulante,” dice il Dott. Marc Samara, capo di anestesiologia e rianimazione all’ospedale Cochin Hotel-Dieu di Parigi. Non deve essere prescritto quando la funzione renale è compromessa; è purtroppo un caso frequente negli anziani, che dovrebbero trarre i migliori benefici dalla nuova terapia. C’è anche il problema che, nel caso di sovradosaggio, non sarà pronto un antidoto prima di uno o due anni. Ma questo non abbatte l’entusiasmo degli specialisti i quali, armati di pazienza, sperimentano con cautela il Rivaroxaban per scoprirne tutti i limiti e i benefici.

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