Nanoparticelle per il diabete tipo 1

Nanoparticelle per il diabete tipo 1



La medicina moderna è ancora una volta alle prese con le nanotecnologie per aiutare il nostro corpo ad aiutare se stesso. Un nuovo dispositivo, costituito da nanoparticelle, controlla i livelli di zucchero nel sangue e rilascia insulina quando i livelli di glucosio sono troppo alti, si è dimostrato funzionare nelle cavie. Si spera che gli stessi effetti possano riscontrarsi sull’uomo. La causa esatta del diabete di tipo 1 è sconosciuta; si pensa possa essere una malattia autoimmune per cui il corpo attacca le cellule del pancreas che producono insulina. Nel diabete di tipo 1, il pancreas produce pochissima insulina, il che porta ad alti livelli di zucchero nel sangue. Si può arrivare alla cecità, all’amputazione degli arti e all’insufficienza renale. Se non viene trattata, la malattia risulta fatale. Ad oggi, i pazienti con diabete di tipo 1 devono ricevere iniezioni di insulina più volte al giorno per il resto della loro vita per poter mantenere sotto controllo i livelli di zucchero nel sangue. E c’è anche il rischio che, se la dose di insulina non è corretta, può essere dannosa. Il nuovo dispositivo dovrebbe controllare automaticamente il livello di zucchero nel sangue, alleviando i pazienti dalla necessità di monitorare e controllare in continuazione. Si compone di una rete di nanoparticelle che rilascia insulina in risposta ai cambiamenti di glucosio nel sangue. Ciascuna delle nanoparticelle ha un nucleo di insulina, una catena di molecole caricate chiamate destrano e l’enzima glucosio ossidasi. Quando i livelli di glucosio nel sangue sono alti, il glucosio ossidasi trasforma lo zucchero in acido gluconico, il quale a sua volta rompe le catene di destrano che rilasciano insulina. Queste operazioni fanno tornare alla normalità il tasso di glucosio nel sangue. Nelle cavie, una singola iniezione ha mantenuto normali i livelli per 10 giorni. “Questa tecnologia crea effettivamente un sistema a circuito chiuso che mima l’attività del pancreas in una persona sana, poiché rilascia l’insulina in risposta ai cambiamenti di livello del glucosio”, ha detto in un comunicato stampa Gu Zhen, autore principale dello studio e assistente professore nel biomedicale presso la North Carolina State e la University of North Carolina di Chapel Hill. Lo studio è stato pubblicato di recente sul Journal of Agricultural and Food Chemistry. Il prossimo passo, dicono i ricercatori, è quello di testare questa tecnologia negli esseri umani. Il diabete colpisce 366 milioni di persone in tutto il mondo ed è la settima causa di morte negli Stati Uniti, dove 25,8 milioni di bambini e adulti, l’ 8.3% della popolazione, hanno questa malattia.

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