Nanoparticelle guidate magneticamente per colpire il tumore

Nanoparticelle guidate magneticamente per colpire il tumore



Attualmente la medicina si avvicina ai tumori trattandoli col sistema del fucile a pallettoni: si spara sul corpo con farmaci e radiazioni che risultano certamente dannose per le cellule malate ma anche per le sane. L’attenzione dei ricercatori, però, è sempre focalizzata nello scoprire forme di cura che non danneggino le cellule sane, che siano le più mirate possibile. In un recente articolo di giornale, gli scienziati della Rice University e del Methodist Hospital Research Institute riferiscono di aver sperimentato che nanoparticelle impregnate di ossido di ferro migliorano decine di volte la loro tracciabilità alla risonanza magnetica rispetto ai normali agenti di contrasto. Questo può essere utile non solo per migliorare le immagini durante la risonanza magnetica, ma anche per veicolare delle cure. Una volta in posizione, ad esempio, le nanoparticelle impregnate di ferro possono essere surriscaldate e usate per distruggere le cellule bersaglio. Inoltre, ogni particella può trasportare farmaci dentro i pori situati su tutta la sua superficie e una volta guidata in una specifica area, può essere indotta a rilasciare il farmaco solo sulle cellule malate senza inquinare quelle sane. Cosa succede alle nanoparticelle dopo che hanno terminato la loro missione? Secondo i ricercatori, dovrebbero degradarsi completamente ed essere espulse dal corpo nel giro di pochi giorni.

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