Milioni di aringhe morte, di nuovo

Milioni di aringhe morte, di nuovo



La storia si ripete. Quello che è successo lo scorso 30 dicembre si è ripetuto all’inizio di questo mese: un mare di aringhe morte, galleggianti in un fiordo dell’Islanda. A fine anno si sono contate 30.000 tonnellate di pesce morto, mentre l’ultima volta erano 10.000 tonnellate. Una vera ecatombe di pesci. Ancora non si sa spiegare il massacro. Le analisi effettuati su campioni del 30 dicembre hanno evidenziato una grave carenza di ossigeno. Si ipotizza che la causa potrebbe essere la costruzione del ponte che attraversa il fiordo, terminato nel 2004, il quale impedirebbe un corretto flusso delle correnti marine e la conseguente ossigenazione delle acque. Secondo il dottor Robert Arnar Stefansson, biologo presso il West Iceland Centre of Natural History, il fiordo soffrirebbe di basse concentrazioni di ossigeno ed il fenomeno della moria di pesci potrebbe ripetersi. Nelle ultime settimane circa 300.000 tonnellate di aringhe si sono dirette in questo fiordo attratte dalle acque fresche. Il dottor Jóhann Sigurjónsson, direttore generale dell’Istituto di ricerche marine islandesi, ricorda che questi pesci prediligono, durante la stagione invernale di bassa attività, acque ad una temperatura di 2-3 gradi. La concentrazione di pesci potrebbe ridurre il contenuto dell’ossigeno nell’acqua e tutto il pesce in decomposizione non farebbe altro che accelerare il processo. Si ritiene che un buon 10% delle aringhe che normalmente seguono quella rotta siano morte. Studenti e volontari hanno raccolto dei pesci morti come nutrimento agli animali, ma la costa andrebbe ripulita da tutti i pesci in decomposizione. Il Governo ha però valutato che, per l’ingente numero di pesci morti, il costo per ripulire le acque e la costa sarebbe troppo elevato. Ma la popolazione limitrofa si sta lamentando per il cattivo odore che, con l’avvicinarsi della primavera, andrà aumentando. I corpi in decomposizione potrebbero anche diventare un pericolo per gli uccelli che in primavera nidificano e vivono nel fiordo. Al di là della catastrofe naturale, i due fenomeni hanno creato un danno economico di decine di milioni di euro danneggiando un settore, quello della pesca, che rappresenta la metà delle esportazioni islandesi.

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