Malattie terminali: come parlarne ai bambini

Malattie terminali: come parlarne ai bambini



Le malattie terminali ed il dolore che comportano sono un tema difficile da affrontare a tutti i livelli. Come nel caso di Adam Lewis, un ragazzo di 12 anni al quale è stato diagnosticato un tumore al cervello. I genitori hanno deciso di parlare del figlio che aveva una malattia e che doveva essere curato, ma non gli dissero che era terminale. Volevano che il loro figlio vivesse quell’ultimo anno di vita senza sapere che i suoi giorni erano contati. Così Adam ha continuato ad andare a scuola ed a svolgere le normali attività quotidiane; come pure gli sono “capitate” esperienze speciali, come un viaggio inaspettato in elicottero. Poi le cose sono precipitate e la malattia ha fatto il suo corso. Questo solleva il problema: i genitori devono parlare apertamente ai loro figli in caso di malattia terminale? Ecco il caso di un altra coppia che ha perso una figlia per colpa della leucemia. Era la primogenita e per i genitori è stata l’esperienza più drammatica e dolorosa della vita, tanto più che la madre è un pediatra ma nulla ha potuto contro la malattia. Per anni i genitori, che hanno avuto in seguito altri 3 figli, non hanno mai parlato di questa prima figlia morta per malattia. Hanno fatto bene a tacere? Il modo di fare dei genitori in questi casi limite non è giudicabile e nessuno vorrebbe essere mai in quelle condizioni. Ma ci sono altre situazioni simili. Come comportarsi quando a star male è una persona molto amata dal bambino? Da premettere che oggi i bambini vedono tutti i giorni la morte in TV, negli animali domestici, conoscono cosa succede negli ospedali ecc. Un giorno mia figlia di 10 anni mi ha sorpreso quando, venuta a sapere che un vecchio cugino aveva la leucemia, mi disse di sapere di cosa si trattasse perchè anche una sua compagna di scuola era leucemica. Il comportamento dei bambini verso la morte è molto condizionato dal loro ambiente sociale. I loro filtri naturali sono i genitori, gli insegnati ed i parenti. Sono molto sensibili al cambiamento di umore dei genitori, sconvolti dalla malattia grave di un congiunto, anche se non si esprimono. Quindi, in questi casi forse ha senso aprirsi con loro invece di tenere nascosto o minimizzare. Ovviamente, il livello e il tipo di discussione dipende dalla fase di sviluppo del bambino ed il suo sviluppo emotivo, cognitivo e sociale. La ricerca dimostra che è utile parlare di morte e del morire, come parte normale del processo di vita, quando i bambini sono giovani, al fine di aiutarli a chiarire i loro concetti di vita/morte. Questo può essere ancora più importante oggi, dato che i bambini possono sperimentare, sempre più sovente, un parente con malattia terminale per mesi o addirittura anni. I punti più importanti da stabilire durante una simile comunicazione possono essere:

– la persona che il bambino ama molto si è ammalata e dovrà essere curata

– non promettere al bambino che la persona non morirà, ma che oggi ci sono cure per far vivere a lungo anche le persone malate, che ci sono persone qualificate che se ne stanno prendendo cura e gli stessi parenti contribuiscono a farla guarire

– spiegare che le cure speciali comporteranno delle modificazioni nella persona malata (perdita di capelli, di energie, di peso ecc)

– spiegare che in famiglia cambieranno delle abitudini per poter prendersi cura del parente ammalato (giri in ospedale, assistenza diurna e notturna ecc)

– parlare spesso della situazione in modo che il bambino non abbia dei dubbi su cosa stia accadendo, poiché spesso non hanno il coraggio di chiedere cose che non capiscono.

É importante dare ai bambini tutte le informazione che possono assorbire, ma non più di quanto possano assorbire, ed i genitori sono i primi a capire fino a che punto coinvolgere ed aggiornare i figli su quanto sta accadendo.

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