L’uomo di Naledi: quanti anni ha?

L’uomo di Naledi: quanti anni ha?



I dettagli della scoperta sono stati divulgati dal National Geographic che ha finanziato gli scavi. Nell’ottobre del 2013 due giovani speleologi si avventurano in una grotta conosciuta col nome di “Rising Star”, già esplorata nel 1960, e situata a una cinquantina di chilometri nordovest da Johannesburg. Grazie alle loro piccole dimensioni, Tucker e Steven Hunter riescono a sgattaiolare attraverso cunei strettissimi e bui, con buona pace di chi soffre di claustrofobia, fino a sbucare in una camera cosparsa di ossa che si scopre attribuibili alla specie “Homo”. In omaggio al sito, i reperti vengono attribuiti all’Homo di Naledi. Questo essere ha piedi moderni, mani con le falange ancora un po’ curve per consentire l’arrampicarsi sugli alberi, le spalle un po’ curve. I denti sono piccoli, il che suggerisce una dieta robusta e non solo a base di vegetali. Non più alto di 1,50 metri, ha un teschio relativamente piccolo. In sintesi, un corpo che ricorda l’uomo moderno ma con un teschio da australopiteco. Anche se è troppo presto per definire la sua posizione nel panorama molto folto degli ominidi, ha il ragguardevole primato per quanto riguarda il numero di reperti: più di 1500 di tutti e due i sessi e molti altri se ne potrebbero ancora ritrovare. Ma valutare questi fossili risulta difficile per la mancanza di datazione (si presume alcuni milioni di anni), operazione che prenderà certamente del tempo. “Questa può diventare una scoperta molto importante, se riusciamo a datarla correttamente”, dice Michel Brunet, scopritore del “Toumai” nel Ciad (un ominide di 7 milioni di anni). Per il momento egli crede che l’uomo di Naledi faccia parte di quel mosaico di razze in evoluzione con caratteristiche intermedie; le varie componenti degli scheletri sembrano appartenere a età evolutive diverse. Per cercare di anticipare i tempi, Lee Berger ha ingaggiato 30 giovani ricercatori di Johannesburg per una maratona di sei settimane. Ma i loro sforzi hanno lasciato tante domande senza risposte. La posizione dei corpi denota che non sono stati trascinati in quel luogo da animali o da inondazioni, ma piuttosto dai loro simili. Lee Berger e colleghi ipotizzano che i corpi siano stati portati lì dai loro contemporanei, che potrebbero, alla luce delle torce, aver praticano una forma di sepoltura. Anche questa sarebbe una novità perché la cura del corpo morto si è finora riscontrata nell’Homo sapiens e in alcuni casi, discussi, di Homo di Neanderthal. Ma che anche chi ipotizza che potrebbe essere caduti tutti insieme in una voragine apertasi nel terreno che li ha preservati per milioni di anni.

homo Naledi 2