L’Europa deve decidersi a produrre meno automobili

L’Europa deve decidersi a produrre meno automobili



In un continente squassato dalla crisi del debito e la recessione, le vendite di veicoli in Europa si avviano verso il quinto anno di declino. Tuttavia, nonostante gli appelli lanciati dai responsabili del settore, nulla, assolutamente nulla di significativo è stato fatto per cercare di fermare l’emorragia. Nel frattempo, la ristrutturazione dell’industria automobilistica americana, comunque inserita in una economia più dinamica e che sta registrando una ripresa delle vendite, ha permesso ai produttori d’oltre oceano di invertire la tendenza e creare nuovi posti di lavoro. Ma il contesto europeo non è paragonabile a quello americano. L’assenza di un’autorità centrale rende inimmaginabile creare un gruppo di lavoro come quello istituito da Obama. Ogni Paese europeo pensa solo una cosa: proteggere il proprio lavoro. Quando nel 2009 la General Motors ha deciso di chiudere alcuni stabilimenti in Europa per arginare le perdite del Gruppo, gli ambasciatori dei Paesi coinvolti sono corsi in USA per chiedere di essere risparmiati dalle misure. In Europa esistono diversi problemi strutturali, in particolare la rigidità del mercato del lavoro che impedisce alle Imprese di ridurre i costi di produzione, cosa invece possibile nel flessibile contesto americano. Il fenomeno è particolarmente evidente in Italia, dove Sergio Marchionne, amministratore di Fiat e Chrysler Group, continua ad affrontare i leader politici nella sua battaglia contro i costi della manodopera. Al signor Marchionne piace ricordare che, nel 2009, i cinque principali stabilimenti Fiat in Italia hanno prodotto 650.000 veicoli impiegando 22.000 lavoratori. Lo stabilimento Fiat di Tychy, in Polonia, nello stesso periodo ha sfornato 600.000 vetture con soli 6.100 dipendenti, i cui salari costano un terzo rispetto ai loro colleghi italiani. É ormai tempo che l’Europa ingoi la pillola e di punti su di una realtà automobilistica ridotta ma più competitiva. Come è successo negli Stati Uniti, solo l’amputazione può salvare il paziente. Secondo la Società di consulenza AlixPartners, 30 impianti di assemblaggio, sui 98 presenti in Europa, stanno girando a meno del 70% della loro capacità e appartengono per lo più alla fascia dei produttori medi, come Fiat o Opel. Da parte loro, i marchi di lusso come Mercedes e BMW sono sostanzialmente sfuggiti alla carneficina grazie all’esportazione. Si rende purtroppo necessario chiudere le fabbriche più costose, non importa in quale Paese si trovino, e puntare su forme flessibili nel mercato del lavoro. Secondo alcune stime, il taglio di ogni singolo posto di lavoro in Europa, nel settore dell’auto, può far risparmiare fino a 200.000 euro. La chiusura di alcuni stabilimenti si tradurrebbe in aumento della produttività in quelli rimanenti. La conseguente riduzione dell’offerta di automobili eliminerebbe l’attuale politica di prezzi fatta di sconti che deprime i risultati. Non tutti i modelli economici americani possono andare bene nei Paesi europei, ma l’Europa farebbe bene a considerare come gli USA hanno affrontato il problema dell’auto e trarne consiglio.

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