“L’economia italiana è in coma”

“L’economia italiana è in coma”



A dirlo è Francesco Saraceno, economista presso l’Osservatorio francese delle congiunture economiche (OFCE). Dopo le elezioni di febbraio, questa è la situazione italiana, stando ad un articolo apparso oggi su Le Monde che sintetizziamo. Attualmente – secondo l’economista –  il Governo italiano può occuparsi solamente degli affari correnti, senza poter prendere decisioni fondamentali per il Paese. Riandando a quanto è accaduto a Cipro, anche a Roma potrebbe capitare la stessa cosa. Di questo passo l’Italia non avrà un Governo prima dell’estate, oppure ancora più tardi nel caso di nuove elezioni, cosa che sembra sempre più probabile. Quello che è importante, è che il futuro dell’Europa si sta giocando in Italia e Spagna, ma almeno in Spagna c’è un Governo. I tassi d’interessi sono lontani da quelli di qualche mese fa. L’economia della zona euro nel suo complesso può beneficiare di boccate di ossigeno della Banca Centrale Europea (BCE). Ciò mantiene artificialmente bassi i tassi debitori in due modi: in primo luogo attraverso Mario Draghi che ripete di voler far di tutto per salvare l’euro, d’altra parte attraverso il programma OMT di rimborso del debito pubblico dei Paesi in difficoltà. Questa opzione non è ancora stata utilizzata, ma i mercati sanno che esiste e può sempre essere messa in atto. Grazie alla BCE, attacchi speculativi verso la zona Euro sono diventati più difficili: da settembre, la variazione dei tassi nei principali Paesi dell’Unione monetaria, come la Spagna o l’Italia, è marginale. Tuttavia, se la situazione di stallo politica continua, questo può indebolire la pompa di ossigeno. L’attuazione del programma OMT presuppone l’introduzione di misure di austerità da parte dei Paesi che intendono beneficiarne e Roma non è nelle condizioni di poterlo fare. Per ora, il peso della BCE è sufficiente a placare le preoccupazioni e credo che possa ancora sopportare alcuni periodi turbolenti. Al contrario, l’economia italiana in coma non può permetterselo. A portarla in coma sono i dati economici dovuti alla disoccupazione ed il grande calo del PIL. Ai primi di marzo Fitch ha abbassato il rating del Paese a BBB +, con previsione negativa. In aggiunta ci sono i problemi strutturali, in particolare nel settore industriale. A parte qualche piccola nicchia molto competitiva e molto attiva sul mercato internazionale, il Paese ha perso competitività, in particolare a partire dal 1999, l’anno di entrata d’Italia nell’area dell’euro. Inoltre, le politiche di consolidamento fiscale, avviate a partire dal 2010, hanno avuto un grande effetto recessivo. Ora è venuto il tempo del recupero, ma l’Italia non ce la farà da sola perché dovrebbe pagare il prezzo di mercato; quindi è un problema europeo. Per ora, i dati pubblici non segnalano fuga di capitali o riduzione dei depositi. Tuttavia, il rischio non può essere escluso. E c’è lo spauracchio del prelievo forzoso tipo Cipro, operazione peraltro gestita male perché inizialmente erano compresi anche i depositi sotto i 100.000 euro e questo ha dato a tutti l’impressione di dilettantismo della governance europea.

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