Le ultime rivelazioni su Ötzi, l’uomo dei ghiacci

Le ultime rivelazioni su Ötzi, l’uomo dei ghiacci



Dagli ultimi esami risulta che Ötzi soffrisse di una grave forma di arteriosclerosi e fosse a rischio infarto. La cosa potrebbe sembrare strana perché era un cacciatore e non un moderno e sedentario impiegato. Era sempre in giro a cercare selvaggina, il che implicava gran movimento e sforzi; di certo, poi, non fumava e non beveva alcoolici. Eppure gli esami parlano chiaro: clinicamente era un disastro. “Questi nuovi dati indicano che prevenire l’arteriosclerosi potrebbe essere meno facile di quanto pensiamo”, osserva il cardiologo ed esperto di mummie Gregory Thomas dell’Università della California di Irvine, che però non fa parte del team di ricerca. Il sequenziamento dell’intero genoma ha rivelato molte e interessanti informazioni sugli antenati di Ötzi. Una precedente ricerca aveva analizzato il DNA mitocondriale di Ötzi, che viene ereditato solo attraverso la linea femminile, ma non era riuscito a determinare il ceppo di provenienza del cacciatore. Il nuovo sequenziamento del cromosoma Y lo colloca in un raro gruppo G2A4, il che significa che i suoi geni paterni sono legati a una popolazione che ha lasciato il Medio Oriente per l’Europa all’inizio del Neolitico, circa 1000 anni prima di Ötzi. Il profilo genetico lo lega alle popolazione che attualmente vivono in Sardegna e Corsica, ma anche in Georgia ed in alcune remote regioni della Russia. “Ciò non significa che fosse sardo o corso – dice la genetista Angela Graefen dell’Istituto per le Mummie di Bolzano – ma che discende da quelle popolazioni che migrarono dal Medio Oriente verso l’Europa”. L’analisi del genoma aiuta anche a dare una fisionomia a Ötzi. Ora sappiamo che aveva gli occhi marroni, i capelli castani, il sangue del gruppo O. Era anche intollerante al lattosio, problema molto diffuso tra gli europei nel Neolitico. Nei tessuti dell’uomo dei ghiacci sono stati trovati batteri della Borreliosi (Borrelia burgdorferi – malattia di Lyme), anche se non possiamo conoscere se ne fosse già affetto o fosse portatore. È la prima volta che viene individuato questo batterio, il che significa che questa malattia è presente negli esseri umani da migliaia di anni. Ma le scoperte non sono ancora terminate. La mummia è molto ben conservata e gli studiosi sono certi di ricavarne ancora molti dati utili per la salute dell’uomo moderno.

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