L’austerità non paga

L’austerità non paga



Sempre più voci si levano contro la politica di austerità dell’Europa. Dopo la frustrazione della gente, le raccomandazioni degli Stati Uniti e del FMI, è la volta degli stessi europei a denunciare il moltiplicarsi dei programmi di risanamento in corso da 3 anni. “Pur pensando che questa linea sia fondamentalmente giusta, penso che abbia raggiunto i suoi limiti”, ha detto il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso. “Per riuscire, un programma non deve essere solamente ben congegnato,  ma deve beneficiare di un minimo di sostegno politico e sociale”, ha aggiunto il capo dell’esecutivo europeo. “Quello che abbiamo fatto non è stato giusto”, ha detto José Manuel Barroso. Bruxelles ha quindi ammesso che le ricette per imbrigliare la crisi, raccomandate principalmente da Berlino, non sono efficaci. Il presidente della Commissione Europea intende dire che i governi europei potranno beneficiare di una maggiore flessibilità nel raggiungimento degli obiettivi fissati dall’Europa, compresa la questione del 3% fissato dal Patto di stabilità. Nonostante i deficit siano migliorati in maniera sensibile dopo il 2008, grazie ai drastici provvedimenti fiscali, il debito non si ferma. Ieri, Bill Gross, gestore del fondo Pimco (uno dei principali operatori nel mercato obbligazionario), ha detto al Financial Times che “Il Regno Unito e la maggior parte dei Paesi europei hanno fatto l’errore di credere che la austerità, in modo particolare la disciplina fiscale in un breve periodo, sia la soluzione per rimettere in moto la crescita reale. Ma non in questo caso. Avrebbero dovuto spendere del denaro pubblico”. Anche dall’OCSE la stessa musica: “Il rischio è che il serpente che si morda la coda. Bisogna mostrare maggiore flessibilità e dare uno o due anni supplementari”, ha detto Angel Gurria, segretario generale, che ha partecipato al G20 di Washington.

(Mi chiedo: il denaro ha creato l’uomo, per cui dobbiamo servirlo nostro malgrado, oppure l’uomo ha creato il denaro per agevolare la quotidianità?)

Via