La mattanza dei delfini

La mattanza dei delfini



I pescatori in Giappone hanno adottato un nuovo modo per uccidere i delfini, ma il metodo non sembra più umano rispetto alle tecniche precedenti, dicono i veterinari e gli esperti di delfini. La crudeltà nell’uccisione dei delfini da parte dei pescherecci giapponesi è stata portata alla ribalta nel 2009 col documentario premio Oscar “The Cove”, nel quale si vedeva che i delfini venivano ammassati in una grotta presso Taiji, un villaggio di pescatori, e finiti  con coltelli e lance. Sangue dappertutto. Nel 2010, Toshihide Iwasaki e Yoshifumi Kai della Far Seas e la Cooperativa di pesca di Taiji hanno riferito di un altro metodo apparentemente più umano per uccidere i delfini. Consiste nell’infilzare i delfini con una punta subito dietro lo sfiatatoio per reciderne il midollo spinale. In alcuni test condotti, avrebbero verificato che gli animali morivano più velocemente e quindi è stato adottato ufficialmente. La morte avverrebbe in 5 secondi, contro i 300 di una pratica convenzionale. Ma un nuovo studio sembra confutare questi risultati. “La nostra analisi mostra che questo metodo non soddisfa il requisito di “immediatezza” riconosciuto a livello internazionale”, spiega Andrew Butterworth della University of Bristol Veterinary School, Regno Unito. Butterworth ed i suoi colleghi hanno valutato un video sulla macellazione a Taiji girato di nascosto nel 2011. Secondo loro i delfini muoiono in molto più tempo di quanto dichiarato dai giapponesi. Un esemplare si muoveva ancora 254 secondi dopo essere stato impalato e aggiungono che i criteri utilizzati nella relazione giapponese per determinare i tempi di morte sono viziati. “Nei regolamenti degli Stati Uniti e del Regno Unito,  le linee guida che disciplinano la macellazione degli animali vietano l’uccisione di un animale in presenza di altri animali”, dice Diana Reiss della City University di New York. Alla domanda se ci siano altri metodi di uccisione considerati più umani, Reiss ha detto: “L’uccisione dei delfini è insostenibile data la nostra conoscenza scientifica di questi animali che ha dimostrato le loro sofisticate capacità cognitive tra cui la consapevolezza propria e sociale”. “Dobbiamo fare in modo che i delfini ricevano i più elevati standard di trattamento in ogni caccia, pari a quelli accordati agli animali domestici”, spiega Kris Simpson dell’International Dolphin Watch. “Questo non è chiaramente stato raggiunto e non sarà facile raggiungerlo in natura. La nostra posizione è quindi inequivocabile: i delfini non devono essere cacciati”.

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