La Fossa delle Marianne

La Fossa delle Marianne



La Fossa delle Marianne non è proprio una profonda e stretta trincea come sembrerebbe indicare il termine, ma la posizione di una zona di subduzione, ossia lo scorrimento di una placca litosferica sotto un’altra placca ed il suo conseguente trascinamento in profondità nel mantello (crosta terrestre). In questo caso parliamo delle placche Filippina e Pacifica. In quel punto, la placca che si immerge è quasi in verticale e genera quello che chiamiamo “la fossa”. “Uno dei motivi che fa della Fossa delle Marianne il luogo più profondo, dice Robert Stern, un geofisico dell’Università del Texas di Dallas, è perché il Pacifico occidentale è la sede dei fondali più antichi della Terra, circa 180 milioni di anni”. Questo punto, 10.898 metri sotto il mare, è divenuto famoso ultimamente per essere stato raggiunto in batiscafo dal registra canadese James Cameron. Altri due fattori concorrono alla profondità della fossa, che è lunga 2.550 chilometri. Per prima cosa, si trova lontana dalla massa continentale, per cui non viene riempita dal fango delle foci fluviali, fatto che invece ha riempito molte altre fosse profonde. Inoltre, le vicine linee di frattura tagliano la piastra Pacifica in una stretta lingua che quindi si inabissa verticalmente rispetto al normale comportamento delle larghe placche in subduzione. Ed è per questo motivo che molti scienziati pensavano che il modesto attrito creato dalla subduzione della Fossa delle Marianne non potesse generare devastanti terremoti. Ma il terremoto di Sumatra del 2004 e quello del 2011 in Giappone hanno affossato questa teoria, perché sono derivati da altre subduzioni  che si ritenevano non idonee a generare terremoti. Perciò non è detto che anche dalla Fossa delle Marianne possa generarsi un terremoto sopra gli 8,5 gradi. C’è memoria di due grossi eventi che hanno già creato tsunami in quell’area nel 1826 e 1872.

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