La crisi vista dall’uomo della strada

La crisi vista dall’uomo della strada



Come vede un povero italiano l’odierna crisi economica? Tutto sembra nascere dalla “globalizzazione”, ossia dal concetto che ormai tutto il mondo è un’unica contrada e non ci sono più gli impedimenti fisici al trasferimento delle merci che esistevano un tempo. Infatti, in qualsiasi parte del mondo tu ordini qualcosa via internet, in due giorni te la trovi davanti casa. A questo punto il problema, di chi compra e di chi vende, diventa: comperare dove la stessa cosa costa meno. E qui entrano in gioco quelli che chiamiamo “Paesi del secondo e terzo mondo”. La qualità di vita in quelle Nazioni è molto bassa e di conseguenza le paghe sono irrisorie rispetto a quelle del primo mondo. Viceversa, le paghe italiane sono le più care d’Europa e quindi del mondo. I nostri manufatti (a parte certi prodotti di nicchia) non potranno mai competere con quelli prodotti nelle aree emergenti. Come si fa a tamponare l’invasione di buoni prodotti a basso costo? Una volta esistevano i dazi, i quali servivano a limitare l’ingresso di quelle merci che potevano stravolgere un’economia interna. Oggi, nel nome della globalizzazione, sono stati tolti. Del resto, non è pensabile che la sola Italia possa rimettere dazi doganali; dovrebbe essere una decisione politica europea. Ma l’Europa parla 27 lingue e le idee sono ancora di più. Morale: siamo invasi da TV, telefoni, lavatrici, frigo, alimenti, condizionatori, mobili, calzature, vestiario e perfino soprammobili che vengono acquistati, commissionati e prodotti dove costano meno. Per arginare la marea di prodotti a basso costo che sta bloccando la nostra produzione interna dovremmo avere una paga da Paesi emergenti (200-400 euro netti al mese). La cosa non è fattibile e non è possibile obbligare le Aziende a mantenere i dipendenti se non sono in grado di vendere, guadagnando, i loro prodotti. Da qui la chiusura a macchia d’olio delle nostre Aziende che non hanno la possibilità di delocalizzare la produzione. Molto probabilmente c’è stato del lassismo politico nei Paesi del primo mondo che ha permesso ai Paesi emergenti di crescere di punto in bianco; forse era più logico dare un tempo, alcuni decenni, perchè pian piano ci fosse una integrazione dei diritti umani e del lavoro in tutto il globo e quindi livellare il tenore di vita. Ma questo presuppone una volontà politica mondiale. Chi è cresciuto così in fretta ha anche accumulato tanta liquidità da pagare i debiti correnti dei Paesi sviluppati, per cui ha anche il coltello dalla parte del manico. Del resto, è successo pure in Italia con le cooperative di lavoro. Chi lavora sotto una cooperativa non arriva a 1.000 euro netti al mese, neanche con gli straordinari. Le Aziende italiane che non abbisognano di personale particolarmente specializzato, appena possono richiedono mano d’opera alle cooperative per poter risparmiare sui costi di produzione e riuscire a vendere. Questo, però, abbassa il livello qualitativo della mano d’opera del Paese. Un bel pasticcio. Da uomo della strada, non vedo uscite a breve. E la soluzione? Quella nazionale può essere solo politica. Quella individuale passa dal farsi pagare come nel terzo mondo, all’emigrare, allo sposare il rampollo/a di una ricca e nobile famiglia.

 

 

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