La convivenza non riduce i rischi di divorzio

La convivenza non riduce i rischi di divorzio



Un periodo di convivenza prima del matrimonio è ritenuto per molti un test per evitare un possibile divorzio poco dopo il matrimonio. Ma secondo un recente studio non è così: le copie che convivono e quelle che vanno a vivere insieme solo dopo il matrimonio hanno la stessa possibilità di rimanere insieme almeno 15 anni. Questo contrasta con altri recenti studi secondo i quali vivere insieme senza l’anello nuziale è segnale di basse probabilità di sfociare in un matrimonio. Questo è quanto ritiene Casey Copen, coordinatore di questo studio effettuato su 22.000 persone. Questa ricerca sul matrimonio è stata portata avanti dal “Center for Disease Control (CDC)”, risultando che la maggior parte delle unioni terminano attorno ai 20 anni, con una preponderanza di persone laureate. C’è stato un notevole incremento nel numero delle coppie che vanno a vivere insieme prima del matrimonio; nel 1960 erano il 10% mentre oggi la percentuale è salita al 60%. I ricercatori del CDC hanno intervistato persone tra i 15 e i 44 anni: il 40% di loro erano sposati. Hanno trovato coppie conviventi da 15 anni ancora in armonia come quelle sposatesi senza preventiva convivenza. La ricerca suggerisce che il fenomeno potrebbe dipendere dall’atteggiamento distaccato verso questo impegno, da livelli di educazione bassi o da tristi esperienze passate nelle rispettive famiglie che inducono resistenza verso un’unione ufficializzata. Non c’è una regola fissa. C’è chi rimanda il matrimonio perché sta studiando o deve iniziare una carriera; in questo caso la coppia cerca anche di evitare figli. Alcune persone, invece, passano da una convivenza all’altra come cambiare abito. Quello che fa la differenza, rileva lo studio, è l’impegno, il credo che uno ha nel voler iniziare una vita insieme per formare una famiglia. Anche su questo siamo tutti d’accordo.

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