La cocaina responsabile della crisi?

La cocaina responsabile della crisi?



Interessante tesi che si legge su numerosi giornali esteri. Secondo l’ex consulente del governo britannico sulle droghe, David Nutt, l’attuale crisi finanziaria sarebbe partita da decisioni prese da banchieri pieni di cocaina. “La loro cultura fatta di eccitazione, di guida ed altro ci ha portato a questo terribile pasticcio”, ha detto al Sunday Times. La cocaina, dice l’articolo, è una sostanza che porta a periodi di eccesso di esuberanza, con tendenza a parlare molto ed a convincere gli altri su cose di cui non si conosce nulla. Tutti riconoscono che la bolla del credito scoppiata in USA alcuni anni fa è stato il risultato di ciò che l’ex capo della Federal Reserve, Alan Greenspan, ha definito “una esuberanza irrazionale”. In effetti, solo dei buffoni pieni di cocaina potevano acquistare miliardi di dollari di titoli garantiti da ipoteca quando era chiaro che il boom immobiliare stava andando in stallo. Il dottor Chris Luke, specialista alla Cork University Hospital, in Irlanda, che ha studiato gli effetti della cocaina sui banchieri, ha dichiarato che “Figure di spicco negli ambienti finanziari e politici prendono decisioni irrazionali risultanti da megalomania causata dall’uso di cocaina” . Egli conclude che “Delle persone hanno preso decisioni folli pensando di aver ragione al 110% … il che ci ha portati al caos attuale.” Anche l’avidità, l’egoismo, l’ignoranza e la crudeltà hanno fatto la loro parte, ovviamente, ma sarebbe sciocco non vedere il ruolo che la cocaina ha giocato nella creazione della bolla. La mentalità del gregge, che prospera in tempi di incertezza, è sicuramente molto più spiegabile quando ci si muove nell’insicurezza e con un impoverito discernimento, situazioni che vanno di pari passo con l’abitudine alla coca. L’articolo termina dicendo che molti “City boys” sono ora troppo spaventati per continuare a sniffare la polvere boliviana. Questo può significare che i banchieri stiano passando dei momenti meno eccitanti, ma questo potrebbe anche preludere ad un sistema finanziario più sobrio e sensibile.

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