Koshik, l’elefante parlante

Koshik, l’elefante parlante



Presso lo zoo Everland, in Corea del Sud, c’è un giovane elefante maschio in grado di parlare coreano. Il suo vocabolario comprende “annyong” (ciao), “anja” (sedere), “aniya” (no), “nuo” (giacere) e “choah” (buono). I ricercatori dicono che l’elefante, il cui nome è Koshik, vocalizza mettendosi la proboscide in bocca. I risultati appaiono nella rivista Current Biology. “Abbiamo chiesto a dei coreani di scrivere quello che diceva l’elefante e hanno capito bene”, ha detto Angela S. Stoeger, una biologa presso l’Università di Vienna e una degli autori dello studio. “Abbiamo anche confrontato le sue vocalizzazioni con quella di altri elefanti e sono risultate molto diverse”. In realtà, Koshik sembra imitare l’intonazione e il timbro di voce dei suoi istruttori. I ricercatori pensano che Koshik abbia iniziato ad imitare il linguaggio umano per la necessità di socializzare. Per sette anni, quando era giovane e in una fase critica dello sviluppo, era stato l’unico elefante presente nello zoo. “Ha probabilmente adattato la vocalizzazione a quella dei suoi compagni umani, l’unico contatto sociale che aveva,” ha detto la dott.ssa Stoeger. Non è ancora chiaro, comunque, quanto l’elefante sia in grado di capire quello che dice o se sia in grado di apprendere ancora. “Sta fondamentalmente usando la parola come funzione sociale, non proprio per comunicare con i suoi custodi”, ha precisato. Anche se dal 2002 ha una elefantessa asiatica per compagna, con i custodi e le persone attorno utilizza le parole che ha imparato. In precedenza, la dottoressa Stoeger e i suoi colleghi avevano scoperto un elefante africano che imitava il rumore dei motori dei camion e un altro che imitava i suoni degli elefanti asiatici che vivevano nel recinto accanto.

Via