Intervento chirurgico ridona il controllo parziale delle mani

Intervento chirurgico ridona il controllo parziale delle mani



Un uomo di 71 anni ha perso l’uso degli arti in seguito ad incidente stradale accaduto 4 anni fa. In questo periodo è stato in grado di muovere le braccia ma non di stringere le dita della mano e quindi di afferrare gli oggetti. I chirurghi della University School of Medicine di Washington hanno effettuato una procedura di bypass deviando uno dei nervi sani che gli permettevano di flettere i gomiti e lo hanno collegato ai nervi che controllano le sue mani. Dopo otto mesi di riabilitazione fisica intensiva è stato capace di flettere il pollice e l’indice. Anche se il paziente non potrà, quasi certamente, ritrovare il pieno utilizzo delle mani, egli è ora in grado di nutrirsi e sta imparando nuovamente a scrivere. Questo caso clinico è stato pubblicato su “Il giornale di neurochirurgia”.
In un primo momento sembra strano che un infortunio al collo, che porta danni al midollo spinale, permetta agli avambracci di funzionare ma non alle mani. Ma questo effetto ha a che fare con il particolare tipo di lesione al collo subita da questo paziente, che ha causato la disconnessione del suo cervello con il nervo C7. Ma il nervo C6, non toccato dal trauma, svolge praticamente lo stesso servizio fino al gomito, come se fosse un nervo di riserva. I medici hanno quindi collegato i nervi delle mani al segmento C6 che si estende dal midollo spinale senza intervenire con una rischiosa operazione alla spina dorsale. Certo non basta l’operazione; i nervi che ripristinano il nuovo collegamento ricrescono di circa un millimetro al giorno. Nel frattempo bisogna ri-condizionare il cervello pensando che lo stesso fascio di nervi che prima muoveva il gomito, ora deve servire a muovere mani e dita. Per questi due motivi, crescita del nervo e riabilitazione, ci vogliono circa 6 mesi prima che il paziente possa iniziare ad afferrare un oggetto con le dita comandate dal C6. Questo intervento non va bene per tutti gli infortunati al midollo, ma in questo caso la rottura è avvenuta dopo il C6 che, fatalità, è una specie di nervo di riserva del C7 che è prepopsto a muovere mani e dita. Rimane affascinante il fatto che si sia riusciti a ri-programmare il cervello per fargli utilizzare un nervo per una funzione non prevista in origine, e questo su di un paziente settantenne! Inoltre, questo nuovo tipo di cablaggio fa sperare che altri nuovi tipi possano essere eseguiti in futuro per ripristinare le funzioni perdute a seguito di traumi violenti. Ma perché fermarsi qui? Se il nervo brachiale è veramente ridondante, potrebbe essere collegato a qualcos’altro (tipo un interruttore) ed una volta addestrato il cervello si potrebbe essere in grado di aprire un contatto con qualsiasi utilizzatore. In altre parole, la tecnica chirurgica, la tecnologia informatica e la medicina rigenerativa stanno aprendo la porta alla tecnologia cibernetica. E questo può accadere molto prima di quanto si possa immaginare.

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