Inquinamento marino: un continente di spazzatura nel Pacifico

Inquinamento marino: un continente di spazzatura nel Pacifico



Inquinamento marino: braccio di ferro fra ambientalisti e scienziati riguardante la quantità di spazzatura presente nel mare, esattamente al centro dell’Oceano Pacifico a metà strada fra la California ed il Giappone.  Le correnti marine che arrivano dai quattro quadranti creano un vortice al centro dell’Oceano il quale raccoglie tutto ciò che va alla deriva: legno, plastica, nylon, bombolette, reti, sugheri. Ci sono anche le 61.000 paia di scarpe della Nike scaricate in mare nel 1990 al largo dell’Alasca da una porta container. Gli ecologisti stimano questa concentrazione di spazzatura grande come due volte il Texas. Questa immondizia è però così diluita che non risulta visibile dal satellite: bisogna navigarci dentro per notarla. Da parte loro gli scienziati dicono che le informazioni su questa discarica, che si vuole grande 10-15.000 kmq e profonda come il Golden Gate Bridge, sia tutta una montatura. La spazzatura, dicono, esiste senza dubbio ma la quantità è nettamente inferiore. Lo Scripps Institute alcuni mesi fa ha reso noto i risultati di una ricerca condotta su pesci e uccelli vittime dell’immondizia del mare. Ne è risultato che il 9% del pesce presente nel Pacifico ha plastica nello stomaco, ma la percentuale non può tenere conto del pesce che è morto dopo aver ingoiato spazzatura. Si stima che ogni anno vengano ingerite dalle 12 alle 24.000 tonnellate di sporcizia. Anche grossi uccelli marini, come gli Albatros, sono vittime della plastica. Scambiando piccoli oggetti per cibo, riempiono gli stomaci dei loro piccoli con tappi, accendini, bottoni e bamboline; questo è quanto viene rinvenuto nei piccoli morti. Chi pensava che le immondizie siano un problema che riguarda solo la terra ferma deve ricredersi.

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