I pericoli del bisfenolo A

I pericoli del bisfenolo A



Una ricerca riguardante le perturbazioni endocrine condotta da Katia Jédéon, del Centro di ricerche Cordeliers (Parigi), ha suscitato interesse e sorpresa nei convenuti al dibattito dedicato tenutosi lo scorso dicembre. La relazione è stata pubblicata il 10 giugno 2013 su American Journal of Pathology. Per la prima volta viene evidenziato che la formazione dei denti può essere viziata dall’esposizione a piccole dosi di bisfenolo A (BPA), una molecola onnipresente ormai nelle plastiche utilizzate per conservare alimenti, fatto che coinvolge il 95% della popolazione. I risultati della ricerca suggeriscono che una malattia emergente, la demineralizzazione dei molari e degli incisivi (MIH), potrebbe derivare dall’esposizione al bisfenolo nel periodo pre-natale e prima infanzia. Questo problema non era mai stato così fermamente evidenziato prima d’ora. “MIH è una malattia rilevata recentemente ed è caratterizzata da macchie biancastre o giallognole sui primi molari o sugli incisivi permanenti”, spiega Sylvie Babajko (Inserm di Parigi), che ha guidato la ricerca. “Gli studi epidemiologici condotti fino ad oggi parlano di una diffusione del MIH tra il 2,5% ed il 40% dei bambini, a seconda delle regioni del mondo e dei criteri di diagnostica, ma si può considerare che almeno il 16-18% dei bambini ne sono interessati”. Questa deficienza di mineralizzazione può rendere i denti più fragili e, in particolare, più esposti alla carie. Quando il problema riguarda gli incisivi definitivi può risultarne anche un problema estetico. Per gli autori della ricerca, il MIH sarebbe il segno visibile dell’esposizione al bisfenolo A (BPA), o a molecole similari, durante il periodo di sviluppo del bambino. Esperimenti condotti sulle cavie mostrano che l’esposizione al BPA nell’utero o durante i primi periodi di vita viene anche associata al probabile sviluppo di malattie successive (obesità, diabete tipo 2, cancro al seno e alla prostata, problemi della riproduzione, problemi neuro-comportamentali ecc.). I risultati presentati dagli autori non sono ambigui. Sono stati studiati due gruppo di 6 cavie. Il primo gruppo non è mai stato messo in contatto col BPA, mentre il secondo è stato esposto per via orale, durante la gestazione, ad una dose giornaliera di 5 microgrammi per ogni chilo di peso, nettamente inferiore al livello di sicurezza calcolato dall’Autorità europea per la sicurezza degli alimenti (EFSA). Dopo la nascita, le cavie hanno continuato direttamente l’assunzione di BPA. “Questo è simile a quanto sono soggette le persone, perché il BPA è praticamente dappertutto”, ha detto la dottoressa Babajko. “3/4 delle cavie che hanno avuto contatto col BPA presentano le stesse macchie bianche sui denti dei bambini col MIH. Il gruppo delle cavie non a contatto col BPA non ha presentato alcuna anomalia”. Gli studi proseguiranno per definire i livelli di esposizione su maschi e femmine, perché finora sono state testate solo cavie maschili e per capire meglio le relazioni tra BPA e MIH. Il Bisfenolo A è stato bandito dai biberon dal 2011 e dal 2015 sarà messo al bando in Francia da tutti i contenitori alimentari.

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