Grandi economie segnano il passo

Grandi economie segnano il passo



I Paesi del BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) si stanno afflosciando. Il Governo cinese è costretto ad affrontare una crescita più lenta con l’inflazione che continua ad aumentare. Il nuovo primo ministro designato Li Keqiang intende mantenere quest’anno un PIL del 7,5%, ma la produzione industriale è cresciuta solo del 9,9% in gennaio e febbraio, la peggiore performance dal 2009. Allo stesso modo, le vendite al dettaglio sono aumentate solo del 12,3%, il livello più basso dal 2004. Inoltre il Governo ha deciso di concentrare le feste per il Capodanno entro due mesi, per non buttare inutilmente giornate di lavoro. I prezzi al consumo, il principale indicatore dell’inflazione, aumentano in Cina del 3,2% su base annua, contro il 2% nel solo mese di gennaio. Nel mese di febbraio è aumentata del 1,1% rispetto al mese precedente: l’aumento più forte negli ultimi 13 mesi. Questo pesa sulla ripresa economica e porta la Banca Centrale a condurre cautamente la sua politica monetaria. Dal canto suo, l’economia indiana ha rallentato fino al 4,5% nell’ultimo trimestre del 2012, secondo i dati pubblicati la scorsa settimana. La crescita per quest’anno è prevista al 5%, la peggiore degli ultimi 10 anni. La vendita di automobili, in questo Paese da 1,2 miliardi di persone, è scesa del 26% in febbraio in rapporto allo stesso mese dello scorso anno. Il ministro delle Finanze indiano ha proposto al Parlamento un aumento del 16% della spesa pubblica (23,5 miliardi di euro) per il prossimo anno fiscale, che inizia il 1° aprile, “con l’obiettivo di assicurare la crescita per tutti “. Ma la partita è tutt’altro che finita. L’ India per uscirne, ha urgentemente bisogno di nuovi investimenti esteri, che però provocano l’ira della popolazione, come dimostrano le numerose manifestazioni contro le liberalizzazioni nel settore della grande distribuzione, del trasporto aereo e delle Assicurazioni. In Brasile, la scorsa settimana la Banca Centrale ha deciso di mantenere invariato il tasso di interesse interbancario al 7,25%, il livello storicamente più basso. “Il Paese non ha bisogno di un aumento dei tassi di interesse, ma della sua produzione”, aggiunge la Federazione delle Industrie di San Paolo. Nonostante le misure di stimolo del governo, il Brasile è cresciuto lo scorso anno solo dello 0,9% l’anno, la peggiore performance degli ultimi tre anni.

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