Figli con autismo e schizofrenia ed età dei padri

Figli con autismo e schizofrenia ed età dei padri



Gli uomini più vecchi hanno più probabilità di quelli giovani di concepire un figlio che, crescendo, possa contrarre autismo o schizofrenia. É quanto si legge su uno studio pubblicato su Nature. Gli esperti dicono che non è certo un motivo per rinunciare ad essere padri dopo quell’età. Il rischio complessivo di un uomo di 40 anni o più si aggira sul 2 per cento al massimo, ma ci sono altri fattori biologici che sono ancora del tutto sconosciuti. L’età delle madri, invece, non avrebbe attinenza con il rischio di questi disturbi, ha rilevato lo studio. A sostegno della tesi, gli studiosi presentano l’aumento di diagnosi di autismo e schizofrenia, aumentati considerevolmente negli ultimi decenni, attribuibili alla crescente età media dei padri. Si tratterebbe di una percentuale valutabile dal 20 al 30% dei casi. I risultati, inoltre, contrastano con l’idea che sia l’età della madre ad influire sul futuro sviluppo del bambino. Il rischio della sindrome di Down sembra più elevato in caso di madri avanti con gli anni, ma per quanto riguarda altri problemi, come autismo e schizofrenia, la parte del leone la farebbe lo sperma e non l’ovulo. La ricerca evidenzia che un bambino nato da un padre ventenne può subire 25 mutazioni random rintracciabili nel materiale genetico paterno; le mutazioni salgono a 65 con un padre ultra quarantenne. Le mutazioni che intervengono per parte di madre sono circa 15 e non dipendono dall’età, riferisce sempre lo studio. “Questo studio contiene alcune delle prime prove scientifiche che portano a queste conclusioni”, ha detto il dottor Fred R. Volkmar, direttore del Centro Studi sul Bambino dell’Università di Medicina di Yale, “È stato un lavoro ben fatto ed i campioni meticolosamente analizzati”. Ma anche in questo campo c’è chi la pensa diversamente, come il dottor Kari Stefansson, direttore esecutivo della Decode, il collega C. Augustine Kong sempre della Decode, ricercatori dell’Università di Islanda e dell’Aarhus University in Danimarca. Ritengono improbabile che l’età della madre contribuisca così poco e non sono certi della correlazione tra aumento dei disturbi citati ed età dei maschi quale risulterebbe studiando la casistica degli ultimi trenta anni. “Questo vuol dire che ci saranno dei ragazzi che diranno: Oh, no! Significa che devo fare figli quando ho 20 anni ed ancora inesperto?”, dice Evan E. Eichler, un professore di scienza del genoma presso l’Università di Washington a Seattle, “Certo che no. Bisogna sapere che molte mutazioni non hanno conseguenze e che ci sono un mare di padri ultra cinquantenni che hanno figli sanissimi!”. Probabilmente di questa diatriba ne sentiremo parlare anche più in là negli anni.

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