Estinzione degli insetti, un vero dramma

Estinzione degli insetti, un vero dramma



Quando si parla di specie in estinzione si pensa subito alla tigre dell’India, all’orangotango dell’Indonesia, ai teneri panda. Sono animali che nessuno vorrebbe veder scomparire, ma gli studiosi dicono che il pericolo sussiste per animali molto più vicini a casa nostra, creature come le coccinelle. Un rapporto della scorsa settimana del WWF, il Living Planet Index 2014, mostra il triste scenario delle specie animali nel mondo in continua diminuzione. Il numero dei vertebrati, ad esempio, è diminuito del 52% in quarant’anni. La perdita di biodiversità ha da tempo raggiunti livelli critici. Alcune popolazioni di mammiferi, uccelli, rettili e anfibi hanno subito perdite ancora più grandi rispetto allo stesso periodo. Ad allarmare veramente gli scienziati sono però animali di taglia molto più modesta. Si ritiene che ¾ della produzione alimentare mondiale dipenda dalle api e da altri piccoli insetti impollinatori. Senza nulla togliere alla tenerezza di un panda o alla bellezza di una tigre, dobbiamo convenire che sono i vermi che trasformano i rifiuti organici e li trattengono nel terreno, sono i pipistrelli che mangiando le zanzare mantenendo basso l’impatto della malaria sull’uomo. Da un recente studio eseguito nel Nord America risulterebbe che la perdita di controllo sui parassiti dovuta al drastico calo dei pipistrelli sta costando 22 miliardi di dollari in ordine di produttività agricola. “E’ la perdite delle specie più piccole che produrrà un impatto negativo sulle persone, non tanto delle specie più grandi e maestose che non hanno nessun impatto sul nostro quotidiano”, dice il dottor Nick Isaac, macrobiologo presso il Centro NERC nello Oxfordshire. Da un lavoro appena svolto con altri suoi colleghi inglesi risulta che il calo di insetti e invertebrati in Inghilterra è altrettanto drammatico di quello dei vertebrati, con gravi conseguenze per l’umanità. Secondo Nick Isaac, tutti gli uccelli, mammiferi e anfibi utilizzati dall’uomo come cibo e per i medicinali hanno un rischio di estinzione dal 23 al 36%. Nelle parti del mondo più povere, molte specie a rischi sono parte integrante della dieta alimentare di quei popoli. Gli esseri umani, ha detto l’anno scorso il naturalista della TV Sir David Attenborough scorso, sono una “piaga” per la Terra. L’uomo sta tagliando gli alberi più velocemente di quanto possano ricrescere, pesca più pesce di quello che riesce a rinnovarsi, pompano più acqua di quella che le precipitazioni possono reintegrare ed emettono nell’aria più carbonio di quanto gli oceani e le foreste riescano ad assorbire, ha detto.

Proprio un bel quadretto.

(http://www.theguardian.com/environment/2014/oct/05/threatened-species-cannot-afford-to-lose-age-of-extinction)