Elefantino piange perché la mamma non lo vuole più

Elefantino piange perché la mamma non lo vuole più



Un cucciolo di elefante è stato visto piangere per 5 ore dopo essere stato allontanato in malo modo dalla madre che non lo voleva più. L’elefantino è nato in agosto in una riserva naturale in Cina. Dopo il primo attacco da parte della madre, gli inservienti hanno curato il cucciolo e riportato all’elefantessa convinti che fosse stato un incidente. Ma la madre lo ha caricato di nuovo ed hanno dovuto proteggerlo. A questo punto si è messo a piangere ed è andata avanti così per 5 ore, inconsolabile. A detta degli inservienti, sembrava che il piccolo fosse risentito dal fatto che la madre non lo volesse più e che addirittura gli avesse fatto del male. Da sotto la coperta dove lo avevano messo, hanno visto gli occhi inondati di lacrime, proprio come farebbe un bimbo. Si è poi saputo che la madre aveva manifestato inappetenza e forse era caduta in depressione. L’Università della California, a Santa Barbara, hanno discusso in merito all’accaduto. Può un animale piangere? Se per piangere intendiamo “versare lacrime”, allora si può dire di sì, in quanto tutti i mammiferi producono lacrime per lubrificare gli occhi. Se per piangere intendiamo “provare sentimenti”, allora la cosa si complica. Bisognerebbe capire se gli animali, gli elefanti in questo caso, possano provare sentimenti, vivere emozioni. C’è chi sostiene che provino una vasta gamma di emozioni, dalla gioia alla rabbia, dal dolore alla compassione. Gli elefanti mostrerebbero gioia quando giocano, salutano con la proboscide, barriscono e sbattono le orecchie. Quando nasce un cucciolo, le femmine barriscono a tutto volume per esprimere la loro gioia. Si sa che gli elefanti “piangono” i loro morti toccando le ossa o girando attorno alla carcassa. Alcuni ricercatori suggeriscono che il loro interesse per i compagni morti possa indicare la presenza di concetti relativi alla morte stessa.

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