Domotica: per attivarla basta un pensiero

Domotica: per attivarla basta un pensiero



Proprio così. Non stiamo parlando di Harry Potter ma del progetto europeo “Tools for Brain Computer Interaction” guidato dalla docente di neurologia Maria grazia Marciani. In un laboratorio della Clinica Santa Lucia di Roma, non si usano più le mani per aprire porte e finestre, accendere luci e così via. Non serve nemmeno premere un telecomando: basta un pensiero. La domotica, pensata per pazienti con disabilità estreme, ha portato alla creazione di interfaccia che mettono il cervello in collegamento diretto con un computer che poi eseguirà le operazioni richieste. La scoperta sarà inizialmente di aiuto a quelle persone con mobilità residua, spesso nulla, in seguito a lesioni subite al midollo spinale o a livello del tratto cervicale. Stiamo parlando di vittime di incidenti stradali o malati di Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) che hanno perduto la capacità di muovere braccia e gambe ma che hanno conservato integre le capacità del pensiero. Come funziona il tutto? E’ noto che il cervello lavora attraverso segnali elettrici. Da svariati decenni siamo in grado di registrare questi segnali utilizzando un elettro-encefalo-grafo il quale ci dice, però, che le onde cerebrali si modificano in continuazione. Ma non quelle relative ad uno specifico movimento! Ecco che, mettendo una cuffia sulla testa del soggetto, queste onde stabili sono facilmente rintracciabili. Dalla cuffia parte quindi un segnale al computer il quale lo decodifica; il resto è elettromeccanica. Fino ad oggi, non dimentichiamo, bisognava impiantare degli elettrodi nel cervello per intercettare questi impulsi. Vero che siamo lontani dal comandare direttamente col pensiero, ma con l’aiuto di una semplice cuffia un disabile motorio può riacquistare una parte di autonomia. E non è poco.