Cosa abbiamo imparato dal tuffo di Felix?

Cosa abbiamo imparato dal tuffo di Felix?



Felix Baumgartner ha toccato i 1.342 km/h durante la sua caduta libera da 39 chilometri di altezza, superando di gran lunga il muro del suono. Ma, stranamente, non è stata la velocità raggiunta (1,24 Mach) a dare problemi all’austriaco. “Il momento più critico per Baumgartner è stato durante la fase transonica, appena prima e subito dopo la barriera del suono” – spiega Jean-François Clervoy, astronauta francese dell’Agenzia spaziale europea (ESA) – “Arrivato a mach 0,95 il flusso dell’aria attorno al suo corpo è diventato molto instabile, con aree dove la velocità era già supersonica. Questo ha creato grande instabilità che anche per un provetto paracadutista come Felix è stato difficile controllare. Per questo motivo ha iniziato a girare in maniera impressionante, ma è riuscito a non svenire”. L’astronauta francese specifica che quando il corpo si mette a roteare è importante cercare di correggere il movimento, altrimenti il fenomeno potrebbe peggiorare fino a condizioni ingestibili, col rischio di perdere conoscienza. Durante il precedente salto record da 31 km di quota, nel 1960, l’americano Joseph Kittinger era svenuto a causa di rotazioni troppo rapide in fase transonica ed era stato salvato, dopo pochi minuti, dall’apertura automatica del suo paracadute. “Se la rotazione è troppo veloce, può portare a perdita di conoscenza perchè il sistema cardiovascolare non riesce ad ossigenare il cervello” – spiega Bernard Comet, medico specialista in medicina dello spazio che ha seguito tutti gli astronauti francese per trent’anni – “Il problema, in questo caso, è che non si sa mai quando ci si sveglierà”. “E ‘stato molto difficile, molto più difficile di quanto pensassimo”, ha ammesso l’austriaco dopo il salto. Nonostante le difficoltà, il successo dell’operazione insegna che è possibile sopravvivere superando la barriera del suono in caduta libera. Questo rende possibili, in caso di emergenza, sistemi di evacuazione di un equipaggio in fase di decollo per un volo orbitale, o durante un volo sub-orbitale quando la velocità non sia troppo elevata. Purtroppo questo non vale per un astronauta che dallo spazio voglia rientrare sulla Terra, perchè la velocità sarebbe troppo elevata e subentrerebbe il grosso problema del surriscaldamento.

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