Autismo e padri anziani

Autismo e padri anziani



Uno studio internazionale suggerisce che diventare padri in età avanzata potrebbe trasmettere l’autismo ai propri nipoti. Il meccanismo non è chiaro, ma si pensa che potrebbero trasmettere delle “mutazioni silenti” ai loro nipoti. Ma gli esperti hanno chiesto cautela, sottolineando che l’autismo è il risultato di molti fattori diversi. Lo studio, che ha coinvolto 6.000 persone, è stato pubblicato sulla rivista Jama Psychiatry. Secondo il National Autistic Society, più di una ogni 100 persone nel Regno Unito soffrono di autismo. Le “mutazioni silenti”, cambiamenti di materiale genetico, sono suscettibili di avere un impatto evidente, in caso di genitori vecchi, suoi propri figli, ma possono anche viaggiare attraverso le generazioni successive o interagire con altri geni e fattori ambientali che alla fine possono aumentare le possibilità che i nipoti possano sviluppare l’autismo. Lo studio, svolto sulle 6.000 persone, ha trovato che gli uomini divenuti padri dopo i 50 anni avevano 1,79 volte di più la probabilità di avere nipoti con l’autismo rispetto a chi aveva avuto figli tra i 20 e i 24 anni. Ma, dicono gli studiosi, questo studio non deve scoraggiare le persone anziane di avere figli, perché il rischio rimane ancora piccolo. Ma ci sono anche padri giovani che hanno poi avuti nipoti con l’autismo… Il co-autore dello studio, il dottor Avi Reichenberg del King College Institute of Psychiatry, ha dichiarato alla BBC: “Si tratta di scelte personali. Se si sceglie di avere un figlio in età avanzata ci potrebbero essere conseguenze. Questo è qualcosa che tutti dovrebbero prendere in considerazione… Purtroppo non siamo ancora in grado di dare cifre esatte su questo rischio. Questi dati, però, aiutano gli scienziati a cercare di capirne di più sul meccanismo di trasmissione dell’autismo”. Sembra, comunque, che il pericolo sia limitato per cui consigliano i genitori e coloro che pensano di creare una famiglia di non essere preoccupato per questi risultati”. Il dottor Terry Brugha, professore di psichiatria presso l’Università di Leicester, ha dichiarato: “Si tratta di un lavoro ben svolto e i risultati sono plausibili, ma come padre anziano non mi sentirei eccessivamente preoccupato. Siamo alle fasi iniziali della ricerca e questo studio ci permette di capire un po’ di più di come potrebbero agire le informazioni genetiche nella trasmissione della malattia”.

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