Alzheimer: nuove speranze

Alzheimer: nuove speranze



L’ Alzheimer ha, in genere, un inizio subdolo: le persone cominciano a dimenticare alcune cose fino ad arrivare al punto in cui non riescono più a riconoscere nemmeno i familiari e hanno bisogno di aiuto anche per le attività quotidiane più semplici. Questa malattia colpisce oggi circa il 5% degli ultra-sessantenni. In  Italia si stima che almeno 500.000 persone ne soffrano. La malattia prende il nome da Alois Alzheimer, neurologo tedesco che per la prima volta nel 1907 ne descrisse i sintomi e gli aspetti neuropatologici. Nei pazienti affetti da Alzheimer si osserva una consistente perdita di cellule nervose adibite alla memoria e ad altre funzioni cognitive; si abbassa anche il livello dell’acetilcolina, un importante neurotrasmettitore. Ma forse c’è una novità per chi soffre di questa malattia perché sembra che assumendo donepezil e memantina  si possono ritardare gli effetti devastanti dell’Alzheimer, anche se già allo stadio avanzato. Inizialmente sembrava che l’effetto fosse limitato alle prime fasi della malattia, per cui i medici non prescrivevano questi principi ai pazienti già avanti con la malattia, ma ora il dottor Robert Howard ed i suoi colleghi del King ‘s College di Londra hanno dimostrato che ne beneficiano anche le persone nello stadio avanzato. Hanno dato uno o entrambi i farmaci a 285 persone affette da Alzheimer alle quali in precedenza era stato sospeso il trattamento: la malattia è stata ritardata per 4 mesi. “C’è una bella differenza – afferma Clive Ballard, direttore di ricerca presso la Società di Alzheimer nel Regno Unito – tra l’essere in grado di nutrirsi per altri 4 mesi oppure no”. Siamo con lui.

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