Allarme peste nera in Madagascar

Allarme peste nera in Madagascar



Il numero delle infezioni si intensifica da ottobre con l’inizio della stagione caldo-umida che attira le pulci, le quali trasmettono la malattia dai topi e da altri animali all’uomo. Lo scorso anno ci sono stati 265 casi di peste con 60 morti. In Madagascar la peste è endemica nella popolazione animale e non può essere sradicata. È il Paese al mondo dove si manifesta maggiormente. La peste nera, o peste bubbonica, è causata dal batterio Yersinia pestis. È essenzialmente una malattia dei roditori selvatici che attacca l’uomo attraverso la puntura di pulci infette o dai topi. Non si trasmette da persona a persona. I pazienti sviluppano gonfiore delle ghiandole linfatiche (bubboni), febbre, mal di testa, brividi e debolezza. È curabile se presa in tempo, ma può risultare fatale. La più grande epidemia di peste nera, nel 14° secolo, ha ucciso da un terzo alla metà degli europei, almeno 25 milioni di persone. Dopo il 17° secolo è andata scomparendo. La Croce Rossa teme per la diffusione della malattia specie dalle prigioni del Madagascar, causa la scarsità di igiene ed il proliferare di topi al suo interno. In particolare si teme per le carceri della capitale Anatanarivo (foto sotto); la popolazione di 3.000 detenuti convive con una enorme popolazione di topi che diffondono pulci infette attraverso il cibo, le coperte ed i vestiti. “Se la peste entra in carcere ci potrebbe essere una sorta di “esplosione atomica di peste” all’interno della città. Le mura della prigione non potranno mai impedire alla peste di uscire e invadere il resto della città “, ha detto Christophe Rogier dell’Istituto. Evaristo Oliviera, della Croce Rossa, ha detto che la peste potrebbe contagiare non solo i detenuti, ma anche quanti entrano in contatto con loro: guardie, fornitori, parenti che dopo il servizio, o la visita, tornano a casa facendolo da veicoli alle pulci. La soluzione del problema non è affatto semplice. La malattia potrebbe essere trattata con antibiotici, se diagnosticata precocemente, ma la mancanza di strutture sanitarie e la tradizionale vergogna per la malattia rendono tutto più difficile in molte parti del Paese. Gli esperti dicono che l’Africa, in particolare il Madagascar e Repubblica Democratica del Congo, contano il 90% dei casi mondiali. In Kirghizistan lo scorso agosto è morto un quindicenne di peste bubbonica: il primo caso nel Paese in 30 anni, hanno detto i funzionari. Nel corso degli ultimi 20 anni, almeno tre Paesi hanno sperimentato epidemie di peste dopo periodi di riposo vegetativo di circa 30-50 anni, dicono gli esperti. Queste aree sono state l’India nel 1994 e nel 2002, l’Indonesia nel 1997 e l’Algeria nel 2003. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’ultimo focolaio di peste bubbonica significativa è stato in Perù nel 2010, con 12 persone infette.

 

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