25 milioni di sterline in premio per nuovo biocarburante

25 milioni di sterline in premio per nuovo biocarburante



Il Regno Unito è fortemente intenzionato a trovare un’alternativa al carburante tradizionale; sponsorizzerà una grande competizione per presentare i risultati finora raggiunti e le possibilità future. Il Governo mette in palio un premio di 25 milioni di sterline per chi dimostrerà realmente la possibilità di ricavare biocarburante dagli scarti vegetali, come erbacce, paglia e residui di legno. I nuovi biocarburanti sarebbero una grande vittoria per gli ambientalisti, impegnati a ridurre le emissioni in atmosfera di carbonio, perché eviterebbero anche i controversi problemi creati dagli attuali biocarburanti prodotti con il frumento o il mais, che sarebbe meglio utilizzare solo per l’alimentazione. Tentativi in questo senso sono in corso dal 1960, ma finora non ci sono state scoperte apprezzabili (e commerciabili). Ora, però, i responsabili ritengono che la scienza sia vicinissima ad una soluzione economicamente accettabile ed i 25 milioni di sterline in palio possono dare l’impulso mancante. Il Ministro dei Trasporti britannico Norman Baker ha detto al Guardian: “E’ estremamente importante “de-carbonizzare” i trasporti. Negli ultimi anni abbiamo visto il sorgere dei biocarburanti, ma ora dobbiamo distinguere fra buoni e cattivi. Questa competizione dovrebbe far emergere le idee per produrre solo biocarburante buono”. In teoria, il vincitore dovrebbe essere scelto fra un anno, ma dipenderà da quante idee verranno proposte. Verrà accettata qualsiasi metodologia e materia prima, purchè dimostri la riduzione di carbonio emesso nell’aria rispetto ai combustibili convenzionali e vengano utilizzati materiali di scarto vegetale, non direttamente utilizzabili per l’alimentazione del pianeta. Ci sono alcuni impianti dimostrativi in USA, ma sono rimasti a quello stadio. I biocarburanti di prima generazione, che utilizzano piante o olii, come l’olio di palma, sono oggetto di scontro con gli ambientalisti i quali accusano i produttori di pensare prima agli affari che al cibo, senza contare l’aumento che ne deriva del prezzo per gli alimenti base come il pane e la corsa ad accaparrarsi terreni fertili solamente per produrre biocarburante.

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